Roma, 8 feb. (AdnKronos) – La linea è stata ribadita dal vertice con Matteo Renzi a palazzo Chigi: nessuno stralcio. Detto questo, al Senato si naviga ancora a vista sulla gestione dell’aula. La scorsa settimana in un vertice informale dei capigruppo convocato da Luigi Zanda si era stretto un patto su un taglio considerevole degli emendamenti al ddl Cirinnà e su un contenimento delle richieste di voto segreto.
Al momento però la situazione è di stallo. La Lega, che aveva presentato la stragrande maggioranza degli emendamenti, non ha ancora fatto sapere quali richieste di modifica manterrà. Di conseguenza il Pd non ha ancora ritirato l’emendamento canguro di Andrea Marcucci. Fonti parlamentari del Senato riferiscono che il ritardo sarebbe dovuto a problemi interni al gruppo del Carroccio, in particolare a diversità di vedute tra Gian Marco Centinaio e Roberto Calderoli.
Alle 18 dovrebbe tenersi un ufficio di presidenza del gruppo Pd per fare il punto della situazione. In tutto questo non è ancora stato stabilito un calendario per l’aula. Si inizierà a votare il ddl Cirinnà mercoledì pomeriggio e i lavori dovrebbero chiudersi alle 14 di giovedì, se non interverranno variazioni. Quindi verosimilmente sarà difficile che questa settimana si vada oltre l’esame dell’art.2 del ddl. Quanto ai voti segreti, fino a quanto non saranno definiti gli emendamenti che andranno all’esame dell’aula è difficile quantificare quanti saranno. Il Pd auspicherebbe non si vada oltre le 15 votazioni segrete. Andare oltre renderebbe ancora più complicata la situazione. A quanto riferiscono fonti dem, i no dei 5 Stelle sarebbero al massimo 7, ma i voti segreti aumentano ovviamente le incognite.