(AdnKronos) – LA CASSAZIONE ANNULLA L’ASSOLUZIONE – Il 5 aprile 2013 il processo arriva in Cassazione. Secondo il sostituto procuratore generale l’ex fidanzato è il responsabile dell’omicidio: “ha simulato il ritrovamento del cadavere”, mentre la difesa sostiene che dalla procura arrivano “accuse lombrosiane”. Assoluzione annullata e processo da rifare è la decisione presa dai giudici il 17 aprile. Occorre una rilettura “complessiva e unitaria degli elementi acquisiti” è la motivazione di una scelta che riporta indietro le lancette: Alberto deve tornare di fronte ai giudici d’appello.
LA CONDANNA NELL’APPELLO ‘BIS’ – È il 9 aprile 2014 quando Alberto torna in aula per l’appello ‘bis’. I giudici della prima sezione della Corte d’Appello accolgono in gran parte le richieste dell’accusa: viene sequestrata una bici nera di Alberto, viene disposta una perizia per analizzare le unghie della vittima e il capello trovato nella mano di Chiara – non emerge nulla di rilevante – , la ‘camminata sperimentale’ estesa ai due gradini svela che la percentuale di non sporcarsi le scarpe è quasi nulla per i periti della corte. Il 17 dicembre 2014 per Alberto arriva la condanna a 16 anni per omicidio (esclusa l’aggravante della crudeltà).
LA CONDANNA DEFINITIVA – Venerdì 11 dicembre la parola passa alla Cassazione. Tre le opzioni: i giudici della quinta sezione possono accogliere la richiesta della difesa e annullare senza rinvio (per Stasi finirebbe l’incubo giudiziario); possono confermare la condanna (per Alberto si aprono le porte del carcere); possono accogliere il ricorso della procura generale in merito all’aggravante della crudeltà (nuovo processo per definire se va condannato a 30 anni). A sorpresa il procuratore generale chiede di annullare la sentenza, ma i giudici confermano la condanna a 16 anni. Stasi, in lacrime dopo aver saputo del verdetto, si costituisce nel carcere milanese di Bollate.