Roma, 7 dic. (AdnKronos) – “La produzione e il lavoro stanno cambiando con progressione geometrica e la contrattazione collettiva, se vuole avere ancora un ruolo, deve rivelarsi davvero utile tanto alla crescita delle imprese quanto all’incremento dei salari e delle competenze perché capace di collegare i due obiettivi. Il contratto nazionale non può che diventare cornice di garanzie minime, sia salariali che regolatorie. Altro che salari come variabile indipendente o cumulo di norme invasive e omologanti gli inquadramenti, le mansioni e molto altro”. Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nella sua rubrica quotidiana pubblicata sul blog dell’Associazione amici di Marco Biagi (www.amicimarcobiagi.com).
Il maggiore livello retributivo nazionale, in quanto reddito minimo, rileva Sacconi, “deve essere assorbito ove il salario di fatto sia già superiore, come accade da tempo con il contratto dirigenti. Ma le parti devono reciprocamente adattarsi e condividere lo scambio tra produttività e salari solo in prossimità, con accordi aziendali o territoriali, tra loro alternativi”.
Le istituzioni, sottolinea, “possono assecondare il cambiamento attraverso la detassazione del salario di produttività. O, se necessario, attraverso il salario minimo di legge. Si tratta comunque di decisioni importanti che richiedono una piena rappresentatività dei negoziatori perché le conseguenze, nel bene e nel male, sarebbero destinate a durare nel tempo. E l’Italia non può permettersi un’altra stagione di bassa produttività. Il ruolo sostitutivo della Bce non può durare all’infinito”.