(AdnKronos) – “Ma un tasso di disoccupazione molto alto ha un’ovvia conseguenza: la domanda di beni e servizi da parte delle famiglie cala e si attesta a livelli molto bassi. Si scatena allora una guerra interna al capitale”, con “migliaia di piccole e medie imprese chiudono i battenti, lasciano a casa altri lavoratori e massacrano i bilanci bancari, sommersi di crediti inesigibili”, osserva Grillo.
“Poche grandi aziende riescono invece a sopperire alla minore domanda interna rivolgendosi ai mercati esteri (esportazioni). Neanche le grandi aziende, però, possono prosperare in questo contesto, se la crisi economica è di dimensioni globali. E infatti le esportazioni italiane decrescono da mesi, perché la domanda estera dei Paesi emergenti, e della Cina in particolare, è in calo. Ad uscirne vincitrici sono quindi, a conti fatti, poche multinazionali con sede nei Paesi più potenti a livello finanziario. E allora marchi prestigiosi che hanno fatto la storia dell’economia italiana vengono svenduti al miglior offerente. La lista è lunga e impietosa, e comprende Indesit, Fendi, Gucci, Valentino, Bulgari, Parmalat, Galbani, Invernizzi, Pernigotti, Star, Bertolli, Peroni”, snocciola il leader 5 Stelle.
“Questo è lo scenario, a dir poco desolante – prosegue Grillo – Nel 2015, dopo 7 anni di tracollo, si è verificato un piccolo rimbalzo del Pil, del tutto fisiologico e peraltro “drogato” da una congiuntura internazionale molto favorevole. Il prezzo del petrolio è letteralmente crollato e oggi sta risalendo a ritmi più lenti del previsto, l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro, favorendo inizialmente le esportazioni”.