(AdnKronos) – La ripartizione delle quote è la seguente: le imprese hanno il 12,4% pari a 253,7 miliardi, in calo di 1,9 miliardi (-0,8%) sui 255,6 miliardi di un anno prima. Le banche hanno il 10,7% pari a 219,3 miliardi, in lieve aumento di 4,9 miliardi (+2,3%) rispetto a 214,4 miliardi dell’anno precedente. Scende anche la quota dello Stato centrale che ora ha il 5,0% di spa con 101,5 miliardi, in diminuzione di 1,1 miliardi (-1,1%) rispetto ai 102,2 miliardi precedenti. I privati detengono il 43,7% di società per azioni, dato che conferma il carattere familiare dell’imprenditoria italiana, con 891,2 miliardi in discesa, tuttavia, di 28,4 miliardi (-3,1%) rispetto ai 919,7 miliardi di giugno 2014.
La quota di imprese italiane in mano agli stranieri, che corrisponde al 25,8% del totale, è aumentata di 80,09 miliardi (+17,9%) da 447,09 miliardi a 527,1 miliardi.
“Se da una parte va valutato positivamente l’aumento del valore delle imprese italiane, dall’altro bisogna guardare con attenzione la presenza degli stranieri e capire fino a che punto si tratta di investimenti utili allo sviluppo e dove finisce, invece, l’attività speculativa”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Siamo preoccupati, la fortissima crisi che sta colpendo l’Italia più di altri paesi sta consegnando di fatto i pezzi pregiati della nostra economia a soggetti stranieri, si tratta di colossi finanziari che non sempre comprano con prospettive di lungo periodo o di investimento, ma spesso per fini speculativi”.