Roma, 24 nov. (AdnKronos) – La proposta di primarie day per il 20 marzo, avanzata da Matteo Renzi, ha messo in agitazione il centrosinistra milanese. Da Giuliano Pisapia in giù, tante le reazioni polemiche. Nel capoluogo lombardo una data per le primarie c’è già, ovvero il 7 febbraio, ed è pure frutto di una lunga trattativa tra i partiti della coalizione di centrosinistra. “Ecco il rispetto del Pd, anzi di Matteo Renzi…”, dice Nicola Fratoianni. E non è “una questione di garbo”, specifica il coordinatore di Sel, ma “politica”.
“La distanza sulle politiche del governo è sotto gli occhi di tutti, ma un comportamento del genere -sottolinea Fratoianni- mostra quale sia l’atteggiamento di Renzi nei confronti del centrosinistra che resiste sul territorio come coalizione per le amministrative: si decide a Roma, in solitaria, senza consultare nessuno. Il fatto è che il Pd renziano si muove ormai in modo del tutto autoreferenziale. Da partito della nazione, per intendersi”. Quindi, “non esiste spostare la data del 7 febbraio”, è la conclusione del coordinatore di Sel.
E pure Pierfrancesco Majorino, assessore e candidato alle primarie, interviene: “Mi auguro che i vertici del Pd di Milano non si facciano umiliare”. C’è chi dice che, dietro la rivolta contro le primarie il 20 marzo, ci sia però un altro motivo: gli ‘anti-Sala’ sarebbero convinti che lo slittamento sia finalizzato a favorire ‘mister Expo’. Sala è infatti impegnato fino al 31 dicembre con gli ultimi adempimenti da commissario. Il tempo per la campagna sarebbe poco con le primarie il 7 febbraio. “Troveremo un modo… “, dice Emanuele Fiano che, al momento, non ha ritirato la sua candidatura alle primarie. “Per ora, resto in corsa -spiega-. Anche perché Sala non è ufficialmente candidato”.