ROMA – "Non siamo in una congiuntura economica" ma ad "un tornante della storia". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al forum dell'Ocse a Parigi, spiegando che ''l'intensità dei fenomeni che vediamo è storica e sta modificando la predisposizione dell'esistenza, dell'economia e della politica". Tremonti ha fatto riferimento alla manovra varata dal Cdm con cui, dice, si è scelto di "salvaguardare i livelli di stato sociale e di operare forti riduzioni di spesa dei governi centrale, regionale e locale''. ''E' fondamentale – ha sottolineato – la salvaguardia della coesione sociale''.
Il ministro dell'Economia e Silvio Berlusconi illustreranno la manovra oggi pomeriggio alle 18 a Palazzo Chigi. Il premier poi alle 20:30 incontrerà deputati e senatori del Pdl alla Sala della Regina di Montecitorio.
Il provvedimento intanto continua a far discutere. Il giudizio sull'impianto della resta negativo, ma il Pd non intende sottrarsi al richiamo alla responsabilità avanzato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e se sarà possibile il confronto con maggioranza e governo i democratici presenteranno le loro contro-proposte. Questo in sintesi quanto emerso dalla riunione, questa mattina, al Pd con Enrico Letta, vicesegretario del partito, i capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, il vicecapogruppo alla Camera Michele Ventura, e il responsabile Welfare del partito, Beppe Fioroni. Una linea di condotta univoca e condivisa anche dalla minoranza del partito. ''Il Pd – ha detto il capogruppo Pd a palazzo Madama, Anna Finocchiaro – non si sottrarrà al confronto ma è evidente che il nostro giudizio non può che essere negativo".
Linea dura invece dall'Idv. Antonio Di Pietro chiede all'opposizione di non offrire ''sponda al governo". "Tutta l'opposizione, quella vera, può muoversi in un solo modo, forte e chiaro: contro la manovra". ''Noi – rimarca – non abbiamo alcuna intenzione di dialogare, né oggi né domani, con quanti trescano con il governo o offrono sponde di comunicazione''.
Dal mondo sindacale emergono giudizi diversi, con la Cgil che conferma un netto no al provvedimento. ''Nessuno mi può convincere che questa manovra è equa'' dice a chiare lettere il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando ''due limiti di fondo: concentra i sacrifici sui lavoratori pubblici, i precari pubblici e anche i lavoratori privati e sui tagli agli enti locali''.
''I sindacati non sono divisi, sono uniti e dovrebbero essere più uniti nell'affrontare questa situazione di economia di guerra'' afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni – "I sindacati devono chiedere tutti insieme che i sacrifici li devono fare anche gli altri. Non sono d'accordo a criticare ogni cosa, ma dobbiamo chiedere cose precise. Non voglio unirmi al coro oppositivo solo per il gusto di fare opposizione".
Secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, "questa volta la manovra è più equilibrata del solito, pagano più gli evasori e la politica". "Vanno bene i tagli dei costi della politica, bene la riduzione dell'evasione fiscale – rimarca – mentre va male il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici".
A intervenire è stato oggi anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "In questo difficile quadro" rappresentato dalla crisi economica, osserva la terza carica dello Stato, "continuano a pesare i nostri cronici ritardi rappresentati soprattutto dalla difficoltà di operare tagli duraturi della spesa e dall'incapacità di selezionare adeguatamente, nel rigoroso rispetto dei vincoli di bilancio, quegli interventi pubblici necessari per la soluzione dei nodi strutturali che affliggono ancora moltissime aree territoriali del nostro Paese e, in particolar modo, del Mezzogiorno d'Italia".
"La nostra prima preoccupazione, in altri termini, deve essere quella – ha avvertito Fini – di non ripetere l'errore di interventi congiunturali della riduzione della spesa e di non riproporre politiche di sostegno pubblico della crescita economica, che, in passato, si sono rivelate, lungi dal garantire una ripresa della produzione e della competitività, un fattore distorsivo della nostra economia".
Intanto partono le prime mobilitazioni. Contro la manovra 'finanziaria-massacro', i Cobas hanno indetto una manifestazione di protesta per il 5 giugno prossimo a piazza della Repubblica a Roma e per i giorni successivi scioperi nella scuola, nel pubblico impiego e nei trasporti.
Articlolo scritto da: Adnkronos