(AdnKronos) – Le banche centrali hanno ricevuto, continua, “il mandato di conseguire la stabilità dei prezzi, che nel caso della Bce è definita da un tasso d’inflazione prossimo ma inferiore al 2%, contrastando il pericolo di deflazione”. Tuttavia, spiega l’economista, “oggi l’obiettivo di perseguire l’inflazione a tutti i costi viene messo in discussione. I prezzi di mercato reagiscono più agli annunci, alle promesse e alle azioni delle banche centrali che agli sviluppi del ciclo economico, così la deflazione è raramente associata alla recessione. La Svizzera è interessata da una deflazione fin dal 2011: i prezzi al consumo sono diminuiti di oltre il 3% negli ultimi quattro anni, ma nello stesso periodo il Pil ha registrato una crescita annua dell’1,5%. In Giappone, tra il 1998 e il 2012, i prezzi al consumo sono calati del 4,5% e il Pil ha evidenziato un’espansione media annua dello 0,6%”. Alla luce di queste considerazioni, “restiamo ottimisti sulle obbligazioni, vediamo con favore le prospettive di singoli emittenti nel mercato del credito e siamo moderatamente fiduciosi nei confronti delle azioni”.