Milano, 16 nov. (AdnKronos) – “Non mi presento in uno Stato dove negli ultimi anni il 75% delle persone detenute è stata tratta in arresto per aver passato delle notizie vere a giornalisti che le hanno divulgate”. Così il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore di ‘Via Crucis’ indagato per il caso Vatileaks 2, spiega perché domani non si presenterà in Vaticano per essere interrogato.
La convocazione di poche righe via mail per domani alle 10.30 era arrivata venerdì scorso, oggi sul suo blog Nuzzi spiega perché non varcherà la porta del pubblico ministero. “In Vaticano – scrive nel suo blog il giornalista – non è prevista la ‘non punibilità’ che deriva dall’esercizio di un diritto come in Italia. Né è riconosciuta la possibilità di manifestare liberamente il pensiero come sancisce espressamente l’articolo 21 della nostra Costituzione. Per loro chi fa cronaca è punibile. Non esiste nel codice di procedura penale vaticano una norma che tuteli il ‘segreto professionale’ sulle fonti come in Italia”.
La divulgazione di notizie segrete “non è per il giornalista una medaglia, come accade per la libera stampa in tutto il mondo democratico, ma è sempre e comunque un reato. Non solo divulgare documenti ma anche notizie segrete. Non essendoci, perciò, reciprocità tra il nostro ordinamento e il loro manca quella tutela che le nostre leggi, oltre che la Convenzione europea, garantiscono al giornalista. Quindi non mi presento. Non mi presento in uno Stato in cui il codice di procedura penale è più o meno fermo al 1913 quindi al tempo del re ed applica il Codice penale Zanardelli, in vigore in Italia fino al 1930”.