(AdnKronos) – Disegnato e tagliato su misura dal couturier Domenico Caraceni e composto da pantaloni e giacca, all’interno della quale sono cuciti due tasselli di stoffa con impressi il nome e la data ‘1933’, il frac di gala di Toscanini è accompagnato da una camicia, due cravattini e un paio di bretelle di seta. Ed è, come detto, il pezzo più rappresentativo della collezione. Si tratta dell’abito che il musicista indossava per i suoi concerti più importanti e che in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, è stato oggetto di un prezioso restauro. “Sono felice che gli oggetti appartenenti al maestro Toscanini siano ospitati a Milano – afferma Muti -. In questa città il maestro ha vissuto pagine importanti della sua vita. E il suo conservatorio è un faro per tutti quelli che vivono di musica”.
L’ex direttore della Scala, che con l’attuale sovrintendente Pereira sembra stia discutendo di un possibile ritorno sulle scene scaligere, rivela che lui stesso ha vissuto nel capoluogo lombardo momenti fondamentali per la sua carriera: “Io non vengo da una ‘Royal academy’, ma dai conservatori di Napoli e Milano, dove ho trovato grandissimi insegnanti e dove ho imparato l’essenzialità della attività direttoriale”.
Come molti altri, “io sono debitore della scuola italiana”. E spiega: “Una volta uscito da qui non ho avuto bisogno di andare in altre città per acquisire quella patina dorata che noi italiani riconosciamo alle altre scuole. Uno dei più grandi problemi di oggi – aggiunge – è la mancanza di preparazione dei direttori”. La preparazione musicale “ancora prima di muovere il braccio”. E Toscanini, conclude, “rappresenta un modo di concepire il teatro che purtroppo oggi sembra essere stato dimenticato”.