Rho, 20 ott. – (AdnKronos) – Piattaforme di distribuzione, consorzi, fusioni e acquisizioni: le aziende dell’agroalimentare italiano per imporsi all’estero devono fare sistema e trovare sintesi tra loro. È la fotografia del settore scattata durante un convegno tenutosi oggi a Expo, organizzato da Kpmg nel padiglione ‘Cibus è Italia’, spazio di Federalimentare dedicato alle eccellenze alimentari italiane. Al centro del dibattito la tutela dei prodotti e lo sviluppo delle esportazioni alimentari made in Italy.
Il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, sottolinea come sia necessario aumentare le proprie dimensioni per avere successo all’estero. “La dimensione all’estero è un fattore imprescindibile. In Italia, essere così ramificati è un valore, ma all’estero bisogna fare sintesi. Non esiste una formula magica per aggregarsi – aggiunge – alcuni hanno sviluppato piattaforme distributive, altri sino uniti in consorzi ed esiste la strada delle acquisizioni”.
“Nel settore dell’agroalimentare è fondamentale la localizzazione in Italia che è elemento di valore e aggiunto”. Per questo ben vengano i capitali stranieri, sottolinea Scordamaglia: “Il loro ingresso – spiega – è positivo perché non coinciderà mai con la delocalizzazione”. Intanto, l’export italiano nonostante la necessità di far sintesi è in salute. “Il dato del +7% è al di là delle previsioni”, dice Scordamaglia. L’ad di Fiere di Parma, Antonio Cellie, gli fa eco: “Il mercato europeo vale il 70% del nostro export, il solo Giappone un miliardo di euro, più del doppio della Cina”. Le sorprese degli ultimi “Paesi Asean e Stati Uniti”, conclude.