(AdnKronos) – “Nessuna razionalizzazione della rete (previste 25 chiusure e, allo stesso tempo, 19 nuove aperture), nessun contenimento dei livelli di royalty imposti dai concessionari (fino al +1400% negli ultimi dieci anni), nessun innalzamento degli standard di servizio (al contrario, si premia l’automazione spinta delle vendite di carburanti, di alimenti e bevande)”, sottolineano Faib, Fegica e Anisa.
In realtà, proprio perché i concessionari possano conservare le ingenti rendite di posizione acquisite negli anni (oltre i pedaggi che aumentano ogni anno in modo automatico), sottolinea le organizzazioni, “il decreto ministeriale ‘autorizza’ i marchi della ristorazione e quelli petroliferi a ‘risparmiare’ proprio ai danni dei gestori e degli utenti. In modo tale, oltre tutto, da porsi sotto diversi profili al di fuori dall’alveo del quadro normativo vigente”.
Per queste ragioni, le organizzazioni di categoria dei gestori hanno predisposto appositi ricorsi “avversi sia al Decreto Interministeriale che ai bandi di gara definiti dai concessionari in corso di deposito presso il TAR del Lazio”.