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Marea nera, allo studio un ‘tappo di rifiuti’ e isole artificiali

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Marea nera, allo studio un ‘tappo di rifiuti’ e isole artificiali

WASHINGTON – Se il tentativo di arginare la marea nera nel Golfo del Messico mediante la cupola metallica non dovesse andare a buon fine, la Bp ha già pronta un'altra soluzione: tappare le falle del pozzo con un cumulo di rifiuti. A riferirlo è il comandante della Guardia Costiera Thad Allen che, riporta la Cnn, ha rivelato il nuovo piano attualmente in corso d'analisi da parte dei tecnici della compagnia britannica.
Il sistema, spiega Allen, consisterebbe nell'invio di "una massa di detriti, prevalentemente pneumatici tritati, palline da golf e altri rifiuti simili che inviati ad elevate pressioni verso l'elemento danneggiato potrebbero fermare la perdita".
Il piano di contenere la fuoriuscita di petrolio tramite la cupola, fa sapere la Bp, non è stato abbandonato, tuttavia la ricerca di soluzioni alternative si è resa necessaria a seguito delle numerose difficoltà incontrate dai tecnici fino a questo momento.
A ostacolare il corretto funzionamento della cupola sarebbero soprattutto problemi di natura chimica, come la formazione di cristalli di idrato, di consistenza simile al ghiaccio, che ostruiscono la parte superiore dell'apparecchiatura e tendono a farla galleggiare.
Quella del "tappo di rifiuti", sottolinea comunque la Bp, è solo una delle soluzioni alternative attualmente prese in considerazione, la cui attuabilità a 1.500 metri di profondità è ancora tutta da verificare.
La speranza principale resta quella di far funzionare correttamente la cupola, obiettivo per il quale la Bp sta già lavorando. In caso di esito positivo, il piano è quello di collegarne il serbatoio a una conduttura per convogliare il petrolio raccolto verso una nave speciale.
Intanto è al vaglio delle autorità federali e dello stato della Louisiana il progetto, annunciato dal governatore Bobby Jindal, di creare un anello di isole artificiali per proteggere le coste. Secondo il quotidiano 'Washington Post' il piano, che le autorità contano di sottoporre alla Casa Bianca entro pochi giorni, prevede la costruzione di un cordone di isole lungo circa 110 chilometri, ottenuto dragando sabbia e fango dal fondale marino e depositando il materiale lungo le coste esterne delle isole della Louisiana.
Un simile progetto dovrebbe di norma essere preceduto da anni di studi di impatto ambientale, ma le autorità locali e dello stato della Louisiana intendono procedere d'urgenza data la gravità della situazione. Tra i territori a rischio contaminazione, infatti, vi sarebbero diverse isole ritenute veri e propri patrimoni naturalistici, come il 'Breton National Wildlife Refuge'.
Ritardare l'intervento, avvertono le autorità, potrebbe comportare il rischio di un vero e proprio disastro ambientale, a causa soprattutto dell'imminente stagione degli uragani che minaccia di accelerare il cammino della marea nera verso le coste.
"Riteniamo che il piano possa essere attuato in tempi brevi e in modo da non mettere in pericolo i pellicani, le tartarughe marine e le altre specie selvagge", ha dichiarato al 'Washington Post' Billy Nungesser, presidente del distretto di Plaquemines, uno dei più esposti al rischio contaminazione.
"Se non lo facciamo, ci sono buone possibilità che gli uccelli e gli animali saranno uccisi dal petrolio entro la fine dell'estate". Il costo stimato dell'operazione, che le autorità ritengono inevitabile, ammonterebbe a circa 250 milioni di dollari, pari a circa 190 milioni di euro.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign