Roma, 7 ott. (AdnKronos) – “Congetture” o addirittura falsità. Questo il giudizio del governo sulle notizie circolate nei giorni scorsi circa il riscatto che sarebbe stato pagato per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite nel luglio dell’anno scorso in un sobborgo occidentale della provincia di Aleppo, nella Siria settentrionale. Lo ha spiegato la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, rispondendo al Question time alla Camera ad un’interrogazione del deputato della Lega Gianluca Pini.
Si tratta di notizie emerse “da fonti stampa la cui attendibilità è tutta da dimostrare” e in ogni caso l’esecutivo “si riserva di acquisire eventuali ulteriori elementi”. Ma, ha spiegato la ministra, “non si tratterebbe di fonti giudiziarie siriane ma di sedicenti organi giudiziari senza alcuna legittimità. La connessione tra la sentenza di Quasimiya e il caso delle cooperanti italiane appare essere frutto di congetture circolanti in loco e riprese da alcuni media, ma non sarebbe in alcun modo desumibile dal dispositivo della sentenza stessa, che fa riferimento esclusivamente al crimine di appropriazione indebita di denaro”.
Inoltre Boschi ha ricordato come “l’esame delle informazioni su fonti aperte abbia delineato una molteplicità di incongruenze e di mistificazioni tali da far prendere in considerazione financo la possibilità di una falsificazione degli eventi”.