Bruxelles, 7 ott. – (AdnKronos) – Il crollo del valore dei titoli di Stato greci nel 2012 nell’ambito della ristrutturazione del debito pubblico di Atene non è imputabile alla Banca Centrale Europea ma ai rischi economici tipici delle attività del settore finanziario. La Bce è stata “esclusivamente guidata da obiettivi d’interesse pubblico”, in particolare dall’obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi e non deve quindi risarcire gli investitori privati danneggiati dal crollo dei titoli di Stato. E’ quanto ha stabilito il Tribunale dell’Unione europea, che si è espresso sul ricorso di oltre 200 detentori privati di titoli greci, essenzialmente cittadini italiani, che hanno chiesto di condannare la Bce a risarcire un danno stimato in 12 milioni di euro.
Gli investitori privati accusavano l’istituto di Francoforte di avere violato la loro buona fede, le legittime aspettative, il principio di certezza giuridica e il principio di eguaglianza di trattamento. Ma per il Tribunale Ue gli investitori privati non possono avvalersi del principio di protezione della buona fede né del principio di certezza giuridica in un ambito come quello della politica monetaria, “il cui oggetto comporta un costante adattamento in funzione delle variazioni della situazione economica”.
Inoltre il Tribunale ritiene che il principio generale di uguaglianza di trattamento non si possa applicare, perché la Bce è stata guidata solamente da obiettivi d’interesse pubblico, mentre gli investitori “hanno agito al fine di perseguire un interesse puramente privato, cioè al fine di ottenere il massimo rendimento dei loro investimenti”.