(Mi) – In un Expo che ha al centro il tema dell’alimentazione, la Calabria punta a fornire un contributo non folcloristico, ma di “un brand da diffondere”, capace di dare opportunità di lavoro ai giovani e di proteggere i prodotti ‘made in Calabria’. Un lavoro che spiega Giacomo Giovinazzo, dirigente della Regione calabrese, si muove su due fronti: da un lato una struttura aziendale in cui la formazione professionale deve avere un ruolo sempre più marcato, dall’altro garantire un ‘bollino di qualità’, dando al prodotto un nome e un cognome d’origine.
“Abbiamo avuti tre Dop che hanno avuto un ruolo importante, ma ci siamo accorti che i quantitativi di oli non erano commisurati alla grande quantità di olio prodotto in Calabria, quindi abbiamo iniziato un percorso per la costruzione dell’Igp che è in fase di valutazione transitoria, cioè abbiamo ottenuto il riconoscimento italiano, sono state fatte delle osservazioni dalla Comunità europea a cui stiamo rispondendo. Ci auguriamo di riuscire, al più presto, a dare un nome e cognome a questa produzione”, evidenzia Giovinazzo.
“Questo – conclude il dirigente calabrese – non risolve i problemi della filiera, però, è un primo passo per dire chi vuole utilizzare il nome olio calabrese deve adeguarsi a determinati standard, quindi offre una forma di protezione assolutamente in linea con quello che è il sistema della regionalità e della qualità europea”. Tradizione e innovazione messe in mostra con la guida del carrello degli oli extravergini di Calabria o il panettone all’olio d’oliva offerto ai visitatori dell’Esposizione universale.