Roma, 24 set. (AdnKronos) – “Come già dichiarato più volte al tavolo di trattativa, il piano di riorganizzazione proposto dai vertici di Poste Italiane rischia di non dare ai lavoratori coinvolti garanzie adeguate ad affrontare i 4 anni di transizione previsti e di essere nei fatti superato dalla normativa vigente, a partire dal Jobs Act”. Ad affermarlo in una nota è il segretario confederale dell’Ugl, Ermenegildo Rossi, a margine della trattativa in corso a Roma presso la sede centrale di Poste Italiane sul piano di riorganizzazione dell’area Pcl (Poste Comunicazione Logistica).
I temi sul tavolo, prosegue il sindacalista, “in particolare ricadute occupazionali, flessibilità, riqualificazione e demansionamento, richiedono maggiori certezze poiché il nostro fondato timore è che, con la privatizzazione della società, l’applicazione delle norme del Jobs Act, che il nostro sindacato ha fortemente contrastato, finirà per colpire i lavoratori in assenza di più solide garanzie. Garanzie che solo l’azionista di maggioranza, il ministero dell’Economia e delle Finanze, può fornire. Inoltre, come già dichiarato, la nostra organizzazione non può accettare la privatizzazione di un’azienda che fornisce un servizio essenziale e ‘sociale’ per l’intero Paese”.
Pertanto, conclude Rossi, “chiediamo al governo di intervenire direttamente e di fornire elementi certi per far sì che il profondo cambiamento dell’azienda non incida negativamente sul futuro occupazionale dei lavoratori di Poste Italiane e sui suoi clienti. Se così non sarà, siamo pronti a proclamare sciopero”.