(AdnKronos) – Inoltre l’avvocato generale ritiene che, laddove vengano riscontrate carenze sistemiche nel paese terzo verso cui i dati personali sono trasferiti, “gli Stati membri devono poter adottare le misure necessarie per salvaguardare i diritti fondamentali tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tra cui figurano il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare e il diritto alla protezione dei dati a carattere personale”.
Dalle constatazioni effettuate tanto dalla High Court of Ireland (l’Alta Corte di giustizia irlandese investita della causa), quanto dalla stessa Commissione, si legge, “si evince infatti che il diritto e la prassi degli Stati Uniti consentono di raccogliere, su larga scala, i dati personali di cittadini dell’Unione che sono trasferiti, senza che questi ultimi usufruiscano di una tutela giurisdizionale effettiva. Tali constatazioni di fatto dimostrano che la decisione della Commissione non contiene garanzie sufficienti. Considerata questa carenza di garanzie, tale decisione è stata attuata in modo non rispondente ai requisiti sanciti dalla direttiva e dalla Carta”.
L’avvocato generale reputa inoltre che “l’accesso dei servizi di intelligence americani ai dati trasferiti costituisca un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e nel diritto alla protezione dei dati a carattere personale, che sono garantiti dalla Carta”. Analogamente, la circostanza che per i cittadini dell’Unione sia impossibile essere sentiti sulla questione dell’intercettazione e del controllo dei loro dati negli Stati Uniti rappresenta, secondo l’avvocato generale, “un’ingerenza nel diritto, tutelato dalla Carta, di ogni cittadino dell’Unione ad una effettiva difesa”.