Roma, 22 set. (AdnKronos) – “Da credente, comprendo la scelta di Papa Francesco di tentare di far arrivare la voce della Chiesa anche in luoghi e in situazioni difficili, non di rado anche con un linguaggio e con contenuti che segnano una profonda discontinuità. È evidente che per il Pontefice si tratti di una scelta, nella profonda consapevolezza del fatto che tutto questo, accanto a benefici in termini di popolarità e consenso, abbia però anche dei costi che non possono essere negati o sottovalutati. Essere ‘applauditi dal mondo’ non è necessariamente o sempre la cosa migliore per la Chiesa…”. Lo afferma Raffele Fitto, leader dei Conservatori e riformisti.
“Ma, al di là di queste riflessioni che riguardano la coscienza e la cultura di ciascuno, desidero esprimere una speranza, finora rimasta vana. Mi piacerebbe -aggiunge- che tutti (la Chiesa, il Papa, ma anche i media, la cultura laica, gli osservatori, i commentatori di ogni appartenenza e sensibilità) si battessero a viso aperto per tutti coloro che sono stati e sono ancora perseguitati dal regime comunista castrista: perseguitati per le loro convinzioni religiose (perché sono cristiani, ad esempio…) o perseguitati perché in dissenso politico dal regime. Quanti dissidenti sono stati costretti alla morte, alla galera, all’esilio, dal regime castrista?”
“Per ora, queste storie tristi -conclude Fitto- sono purtroppo assenti dalla discussione di questi giorni, così come sono rare le voci che si levano in modo chiaro per condannare il regime comunista e la sua lunga attività di violenza e repressione”.