(AdnKronos) – Insomma, a chi parla di turbolenza in Cina, “è la stessa turbolenza. È il più grande riassetto nella storia moderna” afferma Calenda che sottolinea la necessità di muoversi su diversi fronti e mercati, da quelli che sono più ’sicuri’ a quelli nuovi, come Cile, Colombia e Perù”. Qui, per altro, lo stesso viceministro andrà in missione con il premier Matteo Renzi a fine anno. Anche in “Brasile, ma è pieno di dazi”. Quel che è certo è che “non possiamo più fare scelte casuali, servono scelte precise”. Va bene puntare ancora su “tutta l’area dei Paesi del Golfo”. Anche il “Centro Asia rimane un mercato interessante”.
Per Calenda “questa è una prova per noi. Non credo alla stagnazione secolare. La classe media mondiale crescerà enormemente. Vorrà le cose che produciamo noi. Potrà cambiare il mix dei mercati e serve una dimensione di impresa mediamente più grande per affrontare tutto questo. Quando esporta un’azienda di piccole dimensioni si assume un rischio che oggi non si può più permettere”.
“Dobbiamo crearci oggi i mercati del futuro. Sono andato in Congo e Mozambico più di una volta. E lì che dobbiamo preparare il terreno per essere i primi tra dieci anni” insiste Calenda, che invita infine a “costruire un board nazionale del tessile e della moda”. “Il governo nazionale segue questa filosofia: se non abbiamo un ‘monte’ che tiene botta perdiamo la nostra unicità e la storia è finita e il Made in Italy diventa soltanto un marchio che si appiccica. I prossimi mesi – assicura – saranno cruciali”.