(AdnKronos) – In Libano più di 150.000 donne sono impiegate nei settori delle pulizie domestiche presso le famiglie libanesi e la maggior di questa forza lavoro proviene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa ed è sottoposta a un sistematico sfruttamento, unito allo stigma razziale e discriminatorio e al ritiro del passaporto da parte dei datori di lavoro. Queste donne vivono in una situazione di ricatto quotidiano subendo violenze psicologiche e fisiche.
All’interno dello ‘shelter di Rayfoun’ – creato nel 2006 da Caritas Lebanon Migrant Centre -, dove queste migranti, rifugiate e profughe sono accolte, spesso con i propri figli, la cucina deve essere ristrutturata: lo spazio non è più adeguato alle nuove norme igienico-sanitarie e anche l’impiantistica, gli arredi e le attrezzature devono essere cambiati.
Oltre a questo, i fondi raccolti serviranno per organizzare corsi di cucina che, in questo contesto, aiutano a creare un clima favorevole alla vita in comune. Le competenze acquisite durante questi corsi potranno infine essere utilizzate per la ricerca di lavoro, sia in Libano sia nel caso di un ritorno nei Paesi d’origine.