Home Attualità Flai, in 400mila ‘sotto scacco’ caporalato nelle campagne

Flai, in 400mila ‘sotto scacco’ caporalato nelle campagne

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Roma, 20 ago. (Labitalia) – Sono circa 400.000 i lavoratori che potenzialmente trovano un impiego tramite i caporali, di cui circa 100.000 presentano forme di grave assoggettamento dovuto a condizioni abitative e ambientali considerate paraschiavistiche, anche se negli ultimi anni le denunce sono sensibilmente cresciute. Dall’introduzione nel codice penale del reato di caporalato (art. 603bis del codice penale) sono circa 355 i caporali arrestati o denunciati, di cui 281 solo nel 2013. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Agromafie e Caporalato’, redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto per conto della Flai Cgil, diffuso nelle scorse settimane.
Secondo le mappe della Flai sono circa 80 gli epicentri dello sfruttamento dei caporali, e in 55 di questi epicentri sono stati riscontrate condizioni di lavoro indecente o gravemente sfruttato. Più del 60% dei lavoratori e delle lavoratrici costrette a lavorare sotto caporale – la maggior parte stranieri comunitarie non- non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua corrente. Più del 70% presenta malattie non riscontrate prima dell’inserimento nel ciclo del lavoro agricolo stagionale.
“Poi ci sono -spiega la Flai- le intollerabili tasse dei caporali che sono pagate dai lavoratori e dalle lavoratrici e da tutti noi in termini di mancato gettito per la fiscalità generale. Solo in termini di mancato gettito contributivo il caporalato ci costa più di 600 milioni di euro l’anno. I lavoratori impiegati dai caporali percepiscono un salario giornaliero inferiore di circa il 50% di quello previsto dai contratti nazionali e provinciali di lavoro, cioè circa 25/3 euro per una giornata di lavoro che dura fino a 12 ore continuative”.
A questo bisogna aggiungere le ‘tasse’ da corrispondere ai caporali dovute al trasporto (circa 5 euro), all’acquisto di acqua (1,5 euro a bottiglia)di cibo (3,5 Euro per un panino) e commissioni varie dovute all’impossibilità di accedere a beni di prima necessità come il cibo e i medicinali. “In molti casi, soprattutto al sud, i lavoratori -spiega il sindacato- sono costretti anche a pagare l’affitto degli alloggi fatiscenti nei tantissimi ghetti lontani dai centri urbani e da occhi indiscreti. I lavoratori non scelgono di vivere in questi contesti fatiscenti, ma sono costretti a farlo, visto che solo in quei luoghi troveranno un caporale che gli offrirà una giornata lavorativa”.
Nell’indagine svolta dalla Flai emerge “sempre più in forma dirompente la debolezza di alcuni strumenti legislativi: da un lato la fragilità dell’attuale norma contro il caporalato che punisce solo il caporale e non gli imprenditori che si avvalgono della loro intermediazione, dall’altro la scarsa applicazione delle previsioni normative previste dal recepimento della Direttiva europea n.52, che avrebbe dovuto assicurare un regime di protezione speciale per i lavoratori e le lavoratrici sfruttate”.
“In particolare sono le donne e i bambini -conclude il sindacato- ad essere l’anello più debole dello sfruttamento, le prime spesso costrette a essere inserite nel circuito dello sfruttamento della prostituzione e i secondi costretti a lavorare nonostante la giovane età in condizioni che non fanno onore ad un paese che si definisce civile”.