Roma, 13 ago. (AdnKronos) – Se l’Europa vuole riuscire ad assorbire lo shock della svalutazione dello yuan ed “evitare di finire l’anno peggio di come lo ha cominciato” deve “smetterla di parlare esclusivamente di archeologia greca” e tornare ad occuparsi della crescita e mettere in piedi “misure espansive”. Questo il commento all’Adnkronos di Giacomo Vaciago, professore di economia all’Università Cattolica di Milano, sugli effetti della svalutazione cinese sulla nostra economia.
Secondo Vaciago, la riforma dei tassi di cambio messa in campo dalla banca centrale cinese conferma un’inversione di tendenza nel 2015. “Il motore della ripresa negli anni passati -sottolinea- erano i paesi emergenti, ma quest’anno sono gli Stati Uniti ad essere l’unico motore dell’economia. Quest’anno Brics è la sigla dei paesi che non sono andati come sarebbero dovuti andare e, salvo l’India, sono tutti in calo”.
In un quadro in cui le economie emergenti rallentano, “l’obiettivo cinese resta la maggiore crescita possibile”, anche “a spese degli altri paesi”. La prima conseguenza della svalutazione sarà, infatti, “la frenata delle altre economie emergenti dell’Asia e la diminuzione delle nostre esportazioni”.