Roma, 10 ago. (Labitalia) – “Non scenda il silenzio sulle agenzie fiscali, non si strumentalizzi la critica sindacale, quando esiste, non si svenda la partecipazione dei lavoratori per il mantenimento di alti incarichi dirigenziali e in particolare non si imponga la gestione delle risorse umane, pena il fallimento di qualsivoglia strategia, datoriale e governativa”. E’ il monito lanciato da Sebastiano Callipo, segretario generale del Confsal-Salfi, sindacato autonomo dei lavoratori finanziari.
In sintesi, il Salfi segnala, “da un lato, l’inadeguatezza delle convenzioni e piani aziendali a contrastare il fenomeno evasivo e, dall’altro, la politicizzazione del sistema agenziale, oramai asservito al premier e al suo sistema di avocazione delle linee guida della leva fiscale in Italia al noto principio per il quale gli uffici finanziari devono ‘abbaiare ma non mordere’, idea politica più pericolosa che scandalosa”.
“La reiterata carenza di riferimenti, sia ministeriali sia governativi, rappresenta una concausa dello stantio ritualismo formale che da anni si consuma in occasione di un sinistro incontro agostano – avverte – nel quale, sacerdoti e sacerdotesse celebrano l’autoapprovazione di un contratto di servizio che è definibile quale ‘il vuoto che riempie il nulla’ e dà l’apparenza di un ‘mistero delle Finanze’ che non vuole alcuna reazione al fenomeno, oramai devastante, del non contenimento dell’evasione fiscale”.
“Connessa a tale palese quanto tollerata strategia politica, esiste, da un lato, l’abbandono del sistema agenziale a una degradante sopravvivenza e, dall’altro, una scientifica, pianificata tattica di forzata anoressia che, negli anni, diversamente rinominata, ha ridotto uno strumento gestionale di eccellenza a una banale macchina di compliance, fatta salva la stereotipata ‘balconata di annunci’ in sede convenzionale, che mira più ad assicurare chi evade che non a dissuadere e intimorire gli evasori”, dice il segretario generale del Confsal-Salfi.
“Una vecchia necessità politica, per garantire precisi bacini elettorali e che nel 2015 – ricorda – ha sferzato un mortale fendente alle strutture agenziali, con interventi regressivi e penalizzanti sul personale, sull’organizzazione interna, sul contratto, sui percorsi di carriera, sugli organici dirigenziali, che riducono l’ex eccellente struttura autonoma a longa manus del premier, palesemente, e anche con motivazione che non lascia dubbi ad alcuno sulle future performance delle agenzie fiscali, più apparenti che reali, con prospettici nocumenti sul futuro occupazionale e professionale di migliaia di funzionari”.
“La recente straordinaria manutenzione ha sconvolto il dna del sistema agenziale originario, con un avvelenamento dei pozzi che oggi costringe noi a combattere una battaglia di principio e contrattuale, finalizzata a pretendere il rispetto di diversi precetti costituzionali afferenti la giusta retribuzione, l’autonomia del funzionario, il rispetto per la funzione svolta e poi la specificità tecnica del lavoro svolto, il rinnovo contrattuale, il diritto alla carriera, ma in particolare l’esigenza di attivare, con gli incisi dalla nostra attività, un rapporto relazionale ben diverso dall’attuale, attesa la profonda iniquità del vigente sistema fiscale, che crea in Italia anche troppi ‘figli di un dio minore'”, conclude Callipo.