Milano, 15 lug. – (AdnKronos) – Le local utility italiane nel 2013 hanno generato ricavi aggregati per 30,7 miliardi di euro e rappresentano, così, il ‘quinto’ gruppo industriale italiano, dopo Eni, Exor, Enel e Gse. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Area studi di Mediobanca, presentata oggi, che ha analizzato un campione composto da 66 società partecipate con fatturato superiore a 50 milioni di euro. Le società, che considerando i bilanci consolidati salgono a 440, sono controllate da 115 enti locali (51 comuni, 44 province, 20 regioni) e il campione ha un tasso di rappresentatività di circa il 50%, in termini di valore aggiunto e dipendenti, occupando 131,3 mila persone.
Dal 2006 al 2013 il tasso di crescita dei ricavi delle local utility è stato del 34,2% (dato dell’industria è +9,8%) ed hanno generato utili per 4,7 mld, nonostante le perdite delle società di trasporto pubblico locale (-1,6 mld) e igiene urbana (-0,3 mld). La variazione di fatturato più alta nello stesso periodo l’hanno avuta le autostrade (+46,4%), seguite da Tpl (+39,4%) e dalle utility legate a energia elettrica e gas (+34,9%). In termini assoluti, invece, sono proprio le utility dell’energia ad aver generato nel 2013 ricavi più alti (20,3 mld) con un’incidenza del 65,8% sul totale (Tpl registrano un fatturato di 4,9mld e le autostrade di 0,8mld).
Secondo l’indagine di Mediobanca, osservando la redditività netta, è possibile suddividere le attività in tre gruppi: chi produce risultati positivi; chi utili netti ma meno pronunciati; chi è sofferente. Nel primo gruppo ricadono le gestioni autostradali e quelle aeroportuali; nel secondo, le società del settore energetico e idrico; il terzo comprende le aziende di igiene ambientale e di trasporto pubblico locale, settore che ha tradotto i deficit industriali in perdite nette aggregate continuative nell’intero arco 2006-2013.