Roma, 11 lug. (AdnKronos) – “Chi di intercettazione ferisce, poi di intercettazione perisce. Un tempo riguardavano prevalentemente il centrodestra, molto poco il centrosinistra, oggi nessuno si salva… Ma tengo a freno ogni moto di maligna soddisfazione perché io, sul tema, non ho mai cambiato idea: se ne fa un uso spropositato e serve una stretta, bisogna darsi una regolata. Lo pensavo da ministro e non ho mai cambiato idea”. Lo dice all’Adnkronos l’ex Guardasigilli Roberto Castelli.
Al riguardo “ho sempre ritenuto due cose: innanzitutto per le intercettazioni si spende troppo, ci costano una cifra enorme che credo non abbia eguali negli altri paesi; in secondo luogo quelle che non hanno attinenza con vicende giudiziarie non dovrebbero essere minimamente pubblicate, al di là del colore politico di chi è coinvolto. E non condivido l’opinione di chi sostiene che il pubblico ha diritto di sapere. Ha sì diritto di sapere se si travalica la legge. Esistono fasi vita riservate della vita che vanno preservate e rispettate”, rimarca.
Le intercettazioni e la loro pubblicazione “sono fondamentali se servono per vicende giudiziarie – dice l’ex ministro – ma oggi se ne fa un uso spropositato. Il sistema a strascico, poi, ne ha amplificato ulteriormente l’uso, e così siamo davvero al chi ‘cojo cojo’. In questi anni non ho cambiato minimamente idee, il sistema va regolato. Ormai sono fuori dall’agone politico e non ho posizioni da difendere, ne sono convinto per principio”.