Rho, 9 lug. (AdnKronos) – Hanno combattuto per la riconversione delle terre in cui veniva coltivata la coca e oggi i loro prodotti crescono nelle piantagioni un tempo controllate dai narcotrafficanti, con esportazioni che in venti anni sono passate da 16 a 247 milioni di tonnellate. E’ la storia di Norandino, cooperativa composta da 7500 piccoli produttori di caffè, cacao e zucchero di canna, di Piura, in Perù. “Da oltre 20 anni – spiega Santiago Enrique Paz Lopez intervenuto a Expo 2015 per l’incontro ‘We not Me’ organizzato da Coop Italia – lavoriamo in sei principali regioni del Perù del nord”. Tutti “siamo uniti nel credere fortemente nell’impossibilita di lavorare da soli in un contesto tanto complesso di globalizzazione”. Per questo “la cooperazione, per noi, è l’unica via per lo sviluppo”.
Nata nel 1995, la cooperativa è entrata a far parte di una realtà internazionale, Sin Fronteras, che ha come obiettivo principale il miglioramento della produzione e lo sviluppo dei mercati locali e internazionali. E, attraverso il canale Fair Trade, dal 2004 commercializza lo zucchero di canna sul mercato italiano con il marchio Solidal Coop.
Il processo di riconversione delle aree da coltivazione, racconta Paz Lopez, non è stato e non è tuttora facile: nel nord del Perù si concentra il 60% della produzione di cocaina nel mondo e la coltivazione delle foglie è una secolare tradizione nelle popolazioni andine, fortemente radicata nella cultura degli abitanti di quelle aree. Molti, tra gli agricoltori, stentano a cambiare perché si non saprebbero neanche come coltivare altri prodotti. Tuttavia, la scelta di entrare nel sistema Fairtrade, che garantisce ai produttori di maggiori margini di guadagno, ha convinto molti di essi ad abbandonare la produzione della coca per entrare nell’economia legale. “Per quanto riguarda il cacao, ad esempio, abbiamo vissuto un vero e proprio miracolo. Siamo passati da 40mila a 100mila ettari di terreno coltivato, con esportazioni che sono passate da 16 a 247 milioni di tonnellate”. Un incremento “incredibile” dell’area di coltivazione, che “ha prodotto valore e allo stesso tempo ha diminuito il territorio a disposizione delle coltivazioni di coca, passate da 50mila a soli mille ettari”.