Home Attualità E’ fuga di manager italiani in Svizzera, +21% da gennaio

E’ fuga di manager italiani in Svizzera, +21% da gennaio

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Roma, 8 lug. (Labitalia) – Aumentano del 21% negli ultimi 6 mesi (gennaio-giugno 2015) i manager italiani che si trasferiscono in Svizzera a lavorare. La Svizzera diventa sempre più appetibile per i manager italiani, soprattutto per i dipendenti italiani di multinazionali che vengono spostati o di italiani già residenti là per lavoro. C’è un discreto numero di italiani, direttori risorse umane o manager del marketing, nella zona di Ginevra, ad esempio. Boom di richieste anche di ingegneri e profili tecnici italiani da parte di società svizzere o multinazionali con sedi sul territorio elvetico. E’ quanto emerge da una ricerca effettuata da Elan International, società di head hunting, che ha rilevato questo interesse, soprattutto da parte di imprese attive nei comparti impiantistico e farmaceutico, con quartier generale a Basilea e Ginevra.
Più raro, invece, il movimento inverso. E’ difficile, infatti, convincere un manager svizzero a rinunciare ai benefici del recente cambio anche se viene in Italia. Ma di manager svizzeri interessanti per l’Italia ce ne sono, soprattutto nel settore chimico-farmaceutico e bancario. “I profili italiani che si trasferiscono in Svizzera – spiega Giuseppe Cristoferi, partner di Elan International – sono soprattutto profili commerciali/marketing nel chimico/farmaceutico, ma anche gli ingegneri chimici, con una discreta esperienza lavorativa alle spalle, soprattutto se in multinazionali. Gli stipendi per queste figure sono più elevati, anche del 15-20% rispetto a quelli italiani, e possono partire da 40-45 mila euro lordi l’anno e arrivare a 100 mila euro”.
“I manager italiani sono sempre più propensi rispetto al passato a trasferirsi all’estero, a causa della situazione lavorativa che si è venuta a creare in Italia negli ultimi anni”, aggiunge. “La Svizzera viene considerato uno Stato sano e solido. Importante è anche la vicinanza geografica con l’Italia e il prelievo fiscale inferiore rispetto all’Italia”, conclude.