Roma, 3 lug. (Labitalia) – “Siamo ormai nell’epoca della flessibilità: la fase storica nella quale entrare in un ufficio, pubblico o privato, sin da ragazzi e condurre in porto la stessa attività stabilmente, e senza spostamenti, fino alla pensione, è ormai un’eventualità rarissima”. Lo dice a Labitalia Simona D’Alessio, esperta in economia e tra gli autori della guida rivolta ai giovani ‘Ci vediamo al lavoro’, realizzata dalla Fondazione consulenti per il lavoro, che sarà distribuita presso le università italiane.
“Al contrario del cosiddetto posto fisso -precisa- le nuove generazioni collezionano da almeno una ventina d’anni con sempre maggiore frequenza stage, poi contratti, consulenze, collaborazioni e una serie di incarichi per periodi più o meno lunghi, e con pagamenti più o meno buoni”.
“Se il mito del posto fisso -avverte Simona D’Alessio- magari nel settore pubblico, è destinato via via a tramontare nel terzo millennio, non è detto che un’alternativa occupazionale più elastica sia del tutto negativa. Al contrario, sin dall’adolescenza si può tracciare, all’interno degli istituti scolastici superiori, un tragitto validissimo: l’alternanza scuola-lavoro, cioè percorsi flessibili e personalizzati di integrazione tra formazione e mondo produttivo per garantire agli studenti una preparazione professionale adatta alle richieste delle aziende”.
Per Simona D’Alessio, l’alternanza scuola-lavoro “è un’iniziativa sempre più diffusa, in Italia, poiché con uno stile di insegnamento concreto consente di verificare (in tempi stretti) l’efficacia della preparazione nelle aule rispetto alle esigenze dei datori di lavoro, e anche di dare una chiara spinta all’orientamento dei ragazzi dopo il diploma”.
“Da qui in avanti -argomenta- potrebbe realizzarsi quella ‘flessibilità buona’ che non equivale direttamente ad assenza di regole e tutele, ma rappresenta la necessità di adattarsi al cambiamento sociale: il contratto a tempo indeterminato, infatti, oggi può arrivare al seguito di anni di collaborazioni e contratti a termine, o non arrivare del tutto”.
Tuttavia, continua, “si possono firmare più contratti di collaborazione a progetto che danno una certa autonomia nella gestione del tempo, senza l’obbligo della presenza giornaliera dietro una scrivania, o del timbro del cartellino; seppure minori rispetto alle protezioni del contratto a tempo indeterminato, anche in queste formule dette atipiche esistono, fra l’altro, sostegni in caso di malattia e gravidanza”.