Milano, 12 giu. (AdnKronos) – “Il Fondo monetario internazionale non decide più la nostra politica economica: siamo noi a decidere”. Evo Morales Ayma, presidente della Bolivia, usa queste parole per sintetizzare i risultati raggiunti negli anni al governo del suo Paese; anni trascorsi all’insegna di nazionalizzazioni, ridistribuzione delle risorse naturali e lotta alla fame. Dall’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, Morales parla della ‘Rivoluzione democratica culturale in Bolivia’ durante una lectio magistralis tenuta da lui, icona della sinistra mondiale, nella celebre università.
Accolto dal rettore della Bocconi, Andrea Sironi, che per l’occasione ha salutato l’ospite parlando in lingua spagnola, Morales nel corso della lunga ‘lectio’ ripercorre il suo cammino politico e raccoglie standing ovation dalla platea composta in larga parte da sostenitori, anche di origine sudamericana, che indossano spillette e sventolano bandierine. “Sono venti anni – dice Morales – che combattiamo contro il libero mercato, un modello economico che saccheggia le risorse naturali”, al quale è stato possibile opporsi attivamente solo quando si è deciso “di passare dalla protesta alla proposta politica”.
Morales si guarda alle spalle e ricorda gli anni in cui era un sindacalista e difendeva il lavoro. Parla del suo impegno nel “movimento campesino” e di quando ha deciso “di lavorare” per la “rifondazione della Bolivia, uno stato che era senza classi sociali e che era incapace di rappresentare il popolo e le sue rivendicazioni”. Dopo l’elezione presidenziale, il lavoro, “lungo”, è partito dal garantire alle singole realtà boliviane “l’autonomia fino ad allora usata per dividere la Bolivia”. Poi si è agito sull’economia, partendo dalle nazionalizzazioni.