Roma, 5 giu. (Labitalia) – “I governi nazionali dell’Ue hanno il dovere di affrontare collettivamente e responsabilmente la crisi umanitaria nel Mediterraneo, fatta non solo di persone che annegano in mare, ma anche di molte migliaia di uomini disperati, donne e bambini che assumono qualsiasi rischio pur di raggiungere la Ue per cercare rifugio dalla povertà e dai conflitti in Africa e Medio Oriente”. E’ quanto ha dichiarato la Confederazione europea dei sindacati (Ces).
“L’Ue deve affrontare una crisi umanitaria di dimensioni sconosciute -ha detto Bernadette Ségol, segretario generale della Ces- e la risposta dell’Unione deve essere decisa e umanitaria”.
La Ces accoglie con favore la leadership mostrata dalla Commissione europea nel proporre una soluzione europea e sostiene ampiamente le sue proposte: “Spetta ora ai governi nazionali dimostrare che sono in grado di agire efficacemente insieme. Invito i governi a non venir meno alle proprie responsabilità, e non far finta che la crisi possa essere semplicemente scaricata sui paesi le cui coste sono geograficamente più vicine ai rifugiati”.
La Ces chiede ai ministri Affari Interni e Giustizia dell’Ue che si incontreranno il 15-16 giugno, nonché al Summit dei leaders Ue il 25-26 giugno, di: “Mantenere le operazioni congiunte Frontex, ora a un livello paragonabile alla precedente operazione italiana ‘Mare Nostrum’, per tutto il tempo che continuerà l’ondata migratoria, e di triplicare il bilancio di Frontex, come proposto dalla Commissione europea; concordare il piano di delocalizzazione per almeno 40.000 migranti (soprattutto in Italia e Grecia), come proposto dalla Commissione europea, ma senza limitarli ai siriani ed eritrei; sostenere un piano di reinsediamento Ue per i migranti ospitati nei campi al di fuori dell’Ue, per esempio in Libia e Turchia; e questo va oltre le 20.000 persone proposte dalla Commissione europea”.
E, ancora, “di riconoscere la necessità di rivedere sia il mandato di Frontex (per effettuare ricerca e soccorso) e il regolamento di Dublino sul reinsediamento dei rifugiati”. La Ces sottolinea come uno dei principali modi per garantire che i migranti siano accolti nelle città europee è quello di garantire che ottengano la stessa retribuzione e condizioni dei lavoratori locali, e che i datori di lavoro non li sfruttino per abbassare i salari.
“Vale la pena di sottolineare come l’opera dei sindacati e l’applicazione dei contratti collettivi possono contribuire a integrare con successo i migranti nella società -ha detto Ségol- garantendo la parità di retribuzione e di trattamento per tutti”.