ROMA – Sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini, "come per altri fatti della orribile stagione del terrore, si deve continuare a cercare la verità''. Lo scrive l'ex segretario del Pd Walter Veltroni in una lettera aperta destinata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, pubblicata dal 'Corriere della sera'.
Veltroni torna a domandarsi chi potesse avere interesse ad uccidere lo scrittore che, ricorda, sullo stesso quotidiano meno di un anno prima aveva scritto di sapere "i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste…". L'esponente democratico dice di non sapere "se queste parole abbiano preoccupato qualcuno, se abbia preoccupato il lavoro che conduceva per la scrittura di 'Petrolio'" ma, avverte, "erano anni bastardi, non dimentichiamoli". Inoltre, Veltroni ricorda i dati di fatto: "Il paletto insanguinato, i vestiti, il plantare" e "oggi -rileva- le nuove tecnologie consentono com'è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato".
Ma "non basta" riaprire il caso per Nino Marazzita, avvocato di parte civile nel processo per l'omicidio dello scrittore ucciso nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 all'Idroscalo di Ostia, serve "la volontà di accertare la verità".
"I dubbi e le ombre – spiega Marazzita – c'erano già al momento del processo in cui è stato condannato il solo Pelosi. Era evidente già all'epoca la presenza di complici e prova ne è il giudizio del presidente del Tribunale dei Minorenni Alfredo Carlo Moro che nella sentenza di condanna di Pelosi scriveva che 'dagli atti emerga in modo imponente la prova che quella notte all'Idroscalo il Pelosi non era solo'. Nel tempo le ombre sono aumentate e le richieste di riapertura del caso sono state tante. Alla luce ora delle nuove tecnologie disponibili, dall'esame del dna e dall'esame dei reperti, mi chiedo perché non utilizzarle?". L'avvocato si augura, quindi, che Alfano "accolga la richiesta di riapertura del caso perché la verità venga accertata una volta per tutte".
Per lo scrittore e poeta Nico Naldini, cugino di Pier Paolo Pasolini, si tratta solo di "vecchi argomenti che sono stati già passati all'esame dei giudici e non hanno nessun valore, se non quello di rialzare per la milionesima volta un inutile polverone sulla morte di Pasolini''.
D'accordo con Veltroni invece lo scrittore e poeta Gianni D'Elia (autore tra l'altro dei libri ''L'eresia di Pasolini'' -2005 e ''Il petrolio delle stragi'' – 2006), che è stato tra i promotori dell'appello per la riapertura del processo sull'assassinio Pasolini lanciato per la prima volta nel 2005 e firmato da numersi intellettuali. ''Ben venga questa presa di posizione di Veltroni – ha detto D'Elia – Finalmente e per fortuna un nuovo passo che sosteniamo in pieno'', poiché "ci sono tutti gli elementi per ritenere che non sia stato solo un delitto di cronaca nera". Anzi, "questa richiesta di Veltroni – ha aggiunto D'Elia – potrebbe diventare anche un omaggio alla memoria della stessa Betti che fino alla sua morte si impegnò per una nuova inchiesta della magistratura''. Per Carla Benedetti, storica e critica della letteratura dell'Università di Pisa, non "si è mosso niente" nonostante un appelllo al presidente della Repubblica firmato da un migliaio di persone in Italia e all'estero e nonostante siano emersi "molti nuovi elementi sono negli ultimi cinque anni e tali da aprire interrogativi inquietanti, tuttora sospesi". Carla Benedetti rilancia così l'appello di tanti intellettuali per la riapertura del processo nell'articolo scritto per il sito internet ''Il primo amore'', dal titolo ''Vogliamo la verità sull'assassinio di Pasolini".
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign