Home Attualità Cisl: +4% contratti aziendali, boom per precari e welfare, giù per salari

Cisl: +4% contratti aziendali, boom per precari e welfare, giù per salari

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Roma, 19 mag. (Labitalia) – La crisi non ha ucciso la contrattazione aziendale. Nel 2014, archiviato il drastico calo degli anni più bui della recessione, alcuni segnali di ripresa sembrano infatti certificare il progressivo miglioramento del suo stato di salute, nelle aziende e sui territori: la produzione contrattuale complessiva cresce di 4 punti percentuali, rispetto al 2013, anche se quella salariale continua a calare del 4%. E se registra un aumento, del +33%, della contrattazione legata ai diritti sindacali, a salire in maniera robusta anche quella legata alla stabilizzazione dei precari, all’innovazione organizzativa e al welfare aziendale. E’ un Report della Cisl, insieme alla Ocsel, a scattare la fotografia sulla base dell’esame di circa 4.100 accordi di secondo livello, stipulati lo scorso anno.
Una ripresa, annota ancora il sindacato, “che è soprattutto di segno qualitativo” come attesta il salto delle prestazioni relative al Welfare aziendale, cresciute dal 53% al 69%, che i lavoratori “percepiscono come un maggiore beneficio rispetto ad erogazioni salariali, gravate dal prelievo fiscale”. Ma non solo. Sale dal 22% al 32% il coinvolgimento del sindacato nell’analisi del cambiamento organizzativo e dal 25% al 36% il ricorso alla polivalenza ed alla polifunzionalità dei lavoratori come segno di investimento sul capitale umano, come fattore strategico per l’innovazione. E poi il supporto all’occupazione con il ‘record’ di crescita, dal 26% al 43%, di accordi aziendali per la stabilizzazione delle forme di lavoro atipiche.
“Dal rapporto emerge come la contrattazione sia linfa vitale per la democrazia del nostro paese e come lo sviluppo delle relazioni industriali sia una delle strade migliori per rilanciare la competitività delle imprese e promuovere l’occupazione”, spiega Gigi Petteni, segretario confederale Cisl, che per questo coglie l’occasione per rivolgersi sia alla Cgil, che non intende dare corso al rinnovo del modello contrattuale scaduto a dicembre, sia al governo che con l’ipotesi di una legge sul reddito minimo finisce con il mettere una zeppa consistente sulla libertà contrattuale delle parti. Se i sindacati, conclude Petteni, devono raccogliere “il nuovo slancio progettuale al confronto” rilanciato da Confindustria nei giorni scorsi per fare “delle relazioni industriali il cantiere della ripresa del nostro paese”, il governo deve “assecondare questo percorso e non proporre interventi di legge sulle materie contrattuali come il salario minimo”, conclude.