Roma, 11 mag. (AdnKronos) – Una categoria sempre più sotto scacco, quella dei giornalisti: garanzie contrattuali sempre più labili, compensi spesso al di sotto del livello di sopravvivenza, attacchi sempre più pesanti dai potentati politici ed economici attraverso un uso spregiudicato ed intimidatorio della querela per diffamazione, aggressioni sempre più frequenti e devastanti dalla criminalità organizzata. Al convegno “Giornalisti, punto e a capo: Cambiare si può. Insieme”, organizzato a Roma nella sede dell’Ordine del giornalisti dalla associazione Puntoeacapo, il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, ha denunciato come “il numero delle minacce e delle intimidazioni dirette o indirette tocca in Italia cifre che nessun altro Paese europeo conosce. E’ un fenomeno che lascia fuori solo la Val d’Aosta e colpisce per lo più giornalisti sotto una certa età, pubblicisti ma non solo, con una fragilità complessiva della propria posizione e giornali che non li possono difendere. La mafia -ha concluso Fava- ha capito che la precarietà rende debole l’avversario”.
E la precarietà, ha ammonito il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, è una situazione in preoccupante crescita: ”Oggi contiamo 10 mila giornalisti che lavorano sotto i 5mila euro l’anno e 20 mila sotto i 10 mila. Colleghi -ha avvertito- costretti a lavorare anche per cifre indegne del vivere civile”, senza i quali, però, ”le grandi testate dovrebbero ridurre la foliazione e altre addirittura chiudere. Martedì andremo a un tavolo sull’editoria e da parte nostra -ha anticipato il presidente dell’Odg – non ci sarà consenso ne’ elargizioni. Ma due richieste: un registro degli editori, perché i cittadini sappiano quanti e quali legittimi interessi ha ognuno di loro; e un fondo per le cause per diffamazione, perché i colleghi possano tutelarsi e vivere serenamente la professione. Perché se ad un precario chiedi 200 mila euro di danni per diffamazione, come fa poi a tenere la schiena dritta?”