Home Nazionale Sclerosi multipla, sbarca in Italia la terapia degli 8 giorni

Sclerosi multipla, sbarca in Italia la terapia degli 8 giorni

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Milano, 28 apr. (AdnKronos Salute) – Cinque infusioni endovenose in 5 giorni di fila il primo anno, 3 infusioni il secondo. In tutto 8 giorni di terapia in 2 anni, e a distanza da più di 4 dall’inizio del trattamento l’effetto rimane: 7 malati su 10 liberi dai sintomi della sclerosi multipla senza aver avuto bisogno di un nuovo ciclo, indici di sofferenza cerebrale e di disabilità bassissimi, nessuna lesione attiva né nuova. Sta nella modalità di somministrazione unica nell’armamentario terapeutico di settore il fiore all’occhiello di alemtuzumab, anticorpo monoclonale da oggi disponibile anche in Italia per i pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente. Il farmaco biologico, targato Genzyme (gruppo Sanofi), è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale ed è stato presentato oggi a Milano fresco di nuovi dati clinici illustrati nei giorni scorsi al Congresso 2015 dei neurologi americani.
“L’anticorpo è diretto contro la proteina CD52, presente in grandi quantità sulla superficie delle cellule T e B del sistema immunitario responsabili del processo infiammatorio – spiega Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento neurologico e dell’Istituto di neurologia sperimentale dell’Irccs San Raffaele del capoluogo lombardo – In altre parole, permette di colpire tanti nemici agendo su un solo bersaglio”. E una volta introdotto nel sangue “aspetta questi nemici al varco. Sa che da lì devono passare e quando li intercetta li distrugge”.
Quando però ha fatto piazza pulita “il sistema immunitario può subito rinascere. Le cellule T e B vengono ripopolate”, e come per una sorta di ‘reset’ lo fanno con modalità che potenzialmente riducono l’attività patologica. Secondo quanto emerso dagli studi, “alemtuzumab ha praticamente trasformato una malattia cronica in una acuta – sottolinea Mauro Ninci, Medical Affairs Director di Genzyme – Si tratta del primo farmaco per il quale si è potuto dimostrare un recupero di potenzialità da parte del paziente”.