Milano, 15 apr. – (AdnKronos) – “Possiamo fermarci alla comprensibile paura e angoscia, alla giusta ricerca di elaborazione di più rigorosi sistemi di sicurezza, a dialettica, talora strumentali, tra le parti? Se la morte chiede di essere abbracciata dall’amore non abbiamo forse bisogno di fare di questo amore una sorgente di amicizia civica, un incisivo criterio di edificazione di Milano e delle terre lombarde, in profonda trasformazione?”. E’ quanto si chiede l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola nella sua omelia ai funerali del giudice Fernando Ciampi e dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani, ammazzati assieme a Giorgio Erba da Claudio Giardiello all’interno del Tribunale di Milano giovedì scorso.
Secondo l’arcivescovo “non è questo un compito da riservare solo a quanti hanno responsabilità istituzionali. E’ qualche cosa che, come ci insegnano, in addolorata dignità i familiari delle vittime deve cominciare dal profondo di ogni uomo e di ogni donna della nostra metropoli. Da queste morti -prosegue- deve nascere una maggiore responsabilità di educazione civica, morale, religiosa, instancabilmente perseguita da tutte le agenzie educative, dalla famiglia, alla scuola fino alle istituzioni. Non lasciamo che sulle figure di questi nostri cari si stenda la coltre soffocante dell’oblio. Mantenere desta la loro memoria è garanzia di fecondità”. (segue)
L’arcivescovo di Milano ha poi rivolto “un pensiero all’assassino. Le vittime innocenti di questo sciagurato pluriomicida ci chiedano almeno di pregare perchè Claudio Giardiello attraverso la giusta pena espiatoria, prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito”.
Per il cardinale è poi “quasi impossibile trovare parole per i familiari e per gli amici del giudice Fernando Ciampi, dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani e di Giorgio Erba i cui familiari hanno scelto di celebrare le esequie nel duomo o di Monza. Questa tragedia ci lascia ancor più sconcertati -prosegue- perchè si è consumata in un luogo emblematico, un pilastro costituito nella vita civile del Paese. Essa ci appare come tremenda espressione di un male inaccettabile. Come porvi rimedio? Come stare di fronte alle bare di questi nostri fratelli a cui la vita è stata rubata in modo tanto atroce e sconvolgente? Cerchiamo di affidarci alla convinzione universalmente valida del Libro della Sapienza: ‘Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Nessun tormento le toccherà. La loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro dipartita da noi una rovina ma essi sono nella pace”.