Roma, 14 apr. (AdnKronos) – Sono sempre più ai ferri corti Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto. Per ora solo annunciata, la battaglia legale sul simbolo di Forza Italia e sulla formazione delle liste alle regionali sembra essere arrivata a un punto di svolta. Nel mirino dei ‘ricostruttori’ sono sempre i ‘poteri di firma’ del tesoriere Mariarosaria Rossi, che risulta di fatto il dominus del partito, in nome e per conto del Cav, leader e presidente del movimento azzurro, e quindi, vero amministratore unico. La vera posta in gioco della faida annunciata dopo le urne di primavera è il controllo del movimento, della sua organizzazione, delle sue casse.
Attraverso la Rossi, che gestisce i cordoni della borsa almeno fino alla convocazione delprossimo Consiglio nazionale (l’ultimo è stato celebrato il 16 novembre del 2013 per sancire il congelamento del Pdl e la rinascita di Fi), accusano i ‘fittiani’, Berlusconi resta ”il padre padrone di Fi”. La guerra giudiziaria sarà inaugurata da Vincenzo D’Anna e presto, potrebbe essere seguita dai fedelissimi di Fitto in caso di rottura definitiva in Puglia.
”Nel giro di 48 ore”, spiega all’Adnkronos Arturo Umberto Meo, legale del senatore campano di Gal, sarà presentato davanti al tribunale civile di Roma, un ricorso per contestare la ”legittimità” e validità della delega conferita alla Rossi per la ”gestione del simbolo di Fi e la formazione delle liste. Procederemo ex articolo 700 del codice di procedura civile”. Pronta la replica dei ‘lealisti’, tramite il deputato Ignazio Abrignani, responsabile elettorale nazionale forzista e anche lui avvocato civilista: “La nomina della Rossi è assolutamente legittima”.