(AdnKronos) – Questo significa che, dopo il voto di mercoledì prossimo nell’assemblea dei deputati dem, ai ‘dissidenti’, una dozzina su 23 componenti Pd (tra cui alcuni big come Pierluigi Bersani e Rosy Bindi), non resterà che una strada per non spaccare il partito: chiedere di essere sostituiti, temporaneamente, in commissione per non andare allo scontro frontale, in cambio della garanzia da parte di Renzi di non ricorrere alla fiducia quando, il 27 aprile, il testo approderà in aula.
La sostituzione, che può anche essere decisa dall’assemblea su richiesta del capogruppo, eviterebbe alla minoranza una scelta deflagrante, rimandando il confronto all’aula, dove alcune parti del testo potrebbero essere votate a scrutinio segreto. Lo scontro in commissione, del resto, sarebbe ad alto rischio, dal momento che su quelle che la minoranza definisce “evidenti irragionevolezze”, soprattutto i capilista bloccati e il premio di maggioranza, sembrano concordare anche altre forze politiche dell’opposizione.
Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, concentrerà gli emendamenti sulle preferenze e su un quorum per la validità del ballottaggio, come dice all’Adnkronos il vice presidente della commissione Danilo Toninelli che ha chiesto di fare “una simulazione, applicando l’Italicum alle ultime tre elezioni politiche, come già fatto in prima lettura. Serve -spiega- a dimostrare l”effetto flipper del voto’. Voti al seggio di Cremona, ma poi la lotteria della distribuzione dei seggi può portare ad eleggere qualcun altro chissà dove, oppure nessuno per effetto della distorsione del premio di maggioranza”.