Venezia, 1 apr. (AdnKronos) – “I vertici ministeriali italiani dovrebbero fare un corso accelerato sul corretto recepimento delle Direttive Comunitarie. Non è possibile che ogni volta il panorama legislativo nazionale diventi un ginepraio che penalizza solo noi imprenditori italiani. Nell’anno dell’Expo in cui verrà celebrata la globalizzazione del cibo e la sua sostenibilità, in Italia noi alimentaristi ci troviamo ancora una volta a combattere interpretazioni locali”. Ad affermarlo Christian Malinverni, Presidente degli alimentaristi di Confartigianato Imprese Veneto che prosegue: “nella giungla normativa in cui sono costretti a lavorare i piccoli imprenditori italiani, la vicenda dell’etichettatura alimentare rischia di diventare un esempio eccellente di come non si amministra un Paese”.
“Per capire bene la situazione è opportuno fare un passo indietro. Tutto comincia il 13 dicembre scorso, quando entra in vigore il nuovo regolamento europeo sull’etichettatura alimentare – ricorda- Per intenderci, quello che ha cancellato l’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione dei prodotti, mettendo a rischio quei tanti, vitali legami che uniscono il territorio a tecniche di lavorazione che si tramandano da intere generazioni. Il risultato è stato un immediato vespaio di polemiche, con Confartigianato a chiedere fin da subito che venissero armonizzate le nuove norme comunitarie con quelle già esistenti nel nostro Paese e che venisse pubblicato immediatamente il nuovo quadro sanzionatorio”.