(AdnKronos) – “Vi sono, dopo molti anni di crisi, segnali di miglioramento delle condizioni macroeconomiche nell’area dell’euro e in Italia. La riduzione dei prezzi del petrolio, le misure di espansione monetaria della Bce e la discesa dei tassi d’interesse, il deprezzamento del cambio dell’euro stimolano la domanda globale”, sottolinea Visco. “Anche se non pochi rischi, interni ed esterni all’area, ne condizionano la ripresa, assistiamo – dice il Governatore – a un recupero di fiducia”. Ma la strada della ripresa, avverte, deve passare necessariamente attraverso un aumento degli investimenti privati e pubblici, nazionali ed europei.
“Per molti anni la nostra economia ha tardato ad adeguarsi ai grandi cambiamenti che hanno interessato il mondo intero”, dice Visco ricordando quanto è avvenuto negli anni ’90. “Ricordiamoci del forte impulso impresso alla nostra economia a metà degli anni novanta dal forte deprezzamento della lira che fece seguito all’uscita della nostra moneta dallo SME e alle tensioni finanziarie internazionali. Quell’impulso sostenne le esportazioni, ma non fu utilizzato – afferma Visco – per ristrutturare con investimenti adeguati un apparato produttivo che già mostrava i sintomi della debolezza strutturale che lo avrebbe caratterizzato negli anni successivi. Fu questo lo svantaggio di cui più abbiamo sofferto entrando nell’unione monetaria. Venti anni dopo fronteggiamo un momento sotto questo profilo non dissimile”.
“Il deprezzamento del cambio può tramutarsi da impulso temporaneo a spinta permanente all’economia se prelude a un guadagno di competitività, a un più basso tasso di cambio reale al di là del breve periodo. La variabile decisiva sono quindi gli investimenti, privati e in infrastrutture. Gli investimenti fissi sono la cerniera fra domanda e offerta. Sospingono il reddito con il meccanismo dell’acceleratore, ristrutturano l’offerta incorporandovi il progresso tecnologico e adeguandola ai nuovi contesti competitivi”.