Palermo, 17 mar. (AdnKronos) – Più che un’assemblea dei sindaci della Sicilia, ormai in ginocchio per la grave crisi economica degli enti locali, sembra una seduta di autoanalisi, dove ognuno sale sul palco per raccontare i problemi del comune che rappresenta. Senza fare sconti a nessuno. Soprattutto ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana, accusati di “non legiferare” e, in particolare, al Governatore siciliano Rosario Crocetta, destinatario di quasi tutte le lamentele dei primi cittadini. A guidare l’assemblea è un agguerritissimo Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ma soprattutto a capo dell’Anci siciliana, che, indossando la fascia tricolore, enuncia tutti i “guai” dei comuni e parla di uno “stato di calamità istituzionale”. E annuncia anche una sorta di gogna pubblica per i deputati regionali e nazionali: “Il prossimo 21 aprile, durante l’assemblea regionale con tutti i sindaci, presenteremo una grande mappa della Sicilia dove scriveremo i nomi di tutti i responsabili dello stato in cui versano i comuni dell’isola. Metteremo i nomi di tutti i deputati, regionali o nazionali di ogni provincia, perché appaia chiaro di chi è la responsabilità”, annuncia Orlando fiero, applaudito da quasi tutti i sindaci presenti in un albergo cittadino con la fascia tricolore.
“Ci siamo stancati di parlare genericamente di Regione e di Stato o di Parlamento. I cittadini devono conoscere i nomi dei responsabili in modo che ognuno sappia con chi deve prendersela”, aggiunge Orlando. Ma a colpire sono soprattutto gli interventi dei sindaci dei piccoli comuni. Che rischiano quotidianamente il default. Così il giovane Antonio Rini, attivissimo sindaco di Ventimiglia di Sicilia, si sfoga: “Prima a farci chiudere era la mafia ora a farci chiudere è lo Stato, mi dispiace dirlo ma è la verità”. “Oggi si sta diffondendo l’idea che lo Stato fa chiudere le imprese e crea solo preoccupazioni – dice Rini – La Regione mi deve dare oltre 690 mila euro”. Mentre il sindaco di Enna, Paolo Garofalo, che tra pochi mesi dovrà lasciare il posto a un successore, chiede formalmente le “dimissioni dell’Assemblea regionale siciliana”.
“Chiediamo le dimissioni di un organo che è incapace di legiferare. Poi ci pensiamo noi a governare il territorio, lì vedremo chi è corrotto o no – dice Garofalo – Chi non sa legiferare abbandoni l’Ars, è inutile che aspettino le elezioni nazionali così qualcuno va a Roma, non ce la facciamo più. Crocetta è un alibi dell’Ars. E’ un alibi perché per legiferare non serve il governo, ma il Parlamento che legiferi su quelle cose”. E annuncia che il “21 aprile chiederemo le dimissioni dei deputati”.