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Un successo l’incontro con Simone Perotti: cambiare vità si può

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Un successo l’incontro con Simone Perotti: cambiare vità si può

AREZZO – Oltre 100 persone hanno affollato il porticato del Chiostro della Biblioteca Città di Arezzo per assistenza all’incontro di presentazione del libro “Adesso Basta” che so è tenuto ieri pomeriggio con inizio alle ore 16.00.
Neppure il freddo pungente e la pioggia hanno fermato gli spettatori di ogni età che hanno voluto animare l’interessante incontro promosso dall’associazione La Fabbrica delle Idee, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Arezzo, della Camera di Commercio e della Biblioteca Città di Arezzo, ed inserito nel ricco calendario di date/incontri all’interno dell’iniziativa “IL LIBRO PARLATO: incontri e confronti).
Simone Perotti, autore del libro edito da Chiarelettere, Maria Luisa Pezzali, redattrice news di Radio 24 e Federico Taddia, conduttore radiofonico (Radio 2) e televisivo (RAI 3) e da pochi giorni collaboratore del quotidiano LA STAMPA, si sono confrontati sul tema del downshifting.
“E’ davvero possibile riprendersi il proprio tempo per non essere schiavi del lavoro e dei consumi” ha esordito la moderatrice Dory D’Anzeo in apertura dell’incontro.
Simone Perotti risponde spiegando come ha rivoluzionato la propria vita: abbandonando quella da manager e dedicandosi alle sue passioni, la scrittura e la navigazione.
Conferma di averne abbastanza e soprattutto di come lavorare per consumare non renda felici. “Lo sappiamo tutti”, dice Perotti “ma non sappiamo uscirne?”
“Cambiare vita da soli seppure sembri una scelta troppo faticosa, addirittura impossibile, è possibile. Il downshifting (“scalare marcia, rallentare il ritmo”) è un fenomeno sociale che interessa milioni di persone nel mondo (complice anche la crisi). Ma non si tratta solo di ridurre il salario per avere più tempo libero. La rivoluzione dobbiamo farla a partire da noi, riprendendoci la nostra vita per essere finalmente liberi. Dire no non basta per essere felici.
“Ma quale è stata la molla che ha fatto scattare questo desiderio di rallentare, di cambiare vita?” domanda Antonella di Tommaso.

“A volte veniva anche a me l’insana voglia di Ismaele, il narratore di Moby Dick, di buttare giù il cappello ai passanti. A me veniva anche voglia di scuotere le automobili ferme in code chilometriche. Mi veniva voglia di telefonare, almeno, a tanta gente che conoscevo per dirgli: «Adesso basta! Guardati intorno, ma non vedi che vita facciamo?! Reagisci! Stand Up!». Altrettante volte venivo invece preso dallo sconforto, mi pareva che non ci fosse modo di far comprendere a una massa così grande di persone quel che è diventata la vita oggi. Un’epoca migliore di questa non s’è mai vista (almeno da queste parti e nonostante la crisi). Fino a meno di un secolo fa c’erano fame, carestie, guerre, malattie.
Non c’è da lamentarsi, potrebbe obiettare qualcuno. E invece no. Con la salute, con la pace, col benessere, è sopraggiunta anche l’alienazione, l’omologazione (e adesso anche l’insicurezza), e sembra che non vi sia alternativa a una vita spesa a lavorare, produrre, indebitarsi, consumare, ripetere gesti privi di senso, per troppo tempo, per una vita intera. "Il sistema" ha dettato le sue regole, ma è inutile criticarlo dal punto di vista filosofico o politico. Il fatto sconvolgente è che noi le abbiamo accettate integralmente. Del resto, rifiutarle non sarebbe stata cosa semplice, almeno dopo aver patito guerra e privazioni.
Il sistema economico imperante ha infatti proposto le sue regole farcendole di giocattoli, elettrodomestici, automobili, abiti eleganti, cibi raffinati, buste di plastica, fibre ottiche. Un "regalo" dopo l’altro, abbiamo seguito il filo steso dal benefattore invisibile, lo abbiamo assecondato, innamorandoci del suo copione, imparandolo a memoria. A un certo punto, con la casa carica di doni, ci siamo trovati in trappola. Quando questa storia è iniziata nessuno aveva le categorie critiche per rifiutare, per dire no. La scuola non ci ha mai insegnato il cambiamento. La famiglia ci ha offerto modelli da imitare, sempre vicini alle tendenze più convenienti per la sicurezza e il comfort. La pubblicità ci ha offerto un quadro netto, da emulare. Abbiamo anche smesso di leggere perché certe voci fuori dal coro ci infastidivano, ci sviavano, facevano un rumore spiacevole alle nostre orecchi”.

“Può farci un esempio pratico, quotidiano, per arrivare al termine della giornata felici?” domanda una spettatrice curiosa che poi risulta essere la bravissima Bianca Carini responsabile della WebRadio YOUAR di Arezzo.
"Usare le mani” risponde Simone Perotti: “siamo tutti alienati perché, durante il giorno, stiamo tutti in un ufficio, senza erba intorno, senza alberi, senza usare i muscoli. Yukio Mishima, nel suo “Sole e Acciaio”, racconta l'ebbrezza della fisicità. Ma della natura come terapia, come vita, parlavano già Thoreau, Melville e poi tanto cinema. Io, comunque, fatico molto: mi sveglio prima dell'alba, costruisco, spacco, mescolo, faccio muri e sculture. Poi la sera sono a pezzi, ma sto migliorando".

“La crisi quando finirà, ci avrà resi tutti più saggi oppure ce la ricorderemo come un bruttissimo periodo economico nel quale non ci siamo potuti permettere l’auto nuova?” domanda un altro spettatore.

"No, giustissimo!” risponde Perotti, “ecco il punto. Qualcuno crede che il sistema abbia imparato dalla crisi? E perché dovrebbe averlo fatto? Ci ha fatto un mucchio di soldi e continua a farceli. Sai, ho amici che guadagnano milioni al giorno gestendo da esperti la crisi nei vari mercati finanziari. Chi ci ha rimesso pelle e sangue è stato l'uomo della strada, la gente in generale. Quella stessa gente che è destinata sempre a prenderle. Ma questa è un’opportunità straordinaria per capire che siamo noi quelli che devono fare qualcosa. Siamo noi che dobbiamo cambiare, essere pronti, deviare, organizzarci come singoli individui."

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