(AdnKronos) – “Sono contrario ad andare in Libia: per capire cos’è la Libia -sottolinea Bossi all’Adnkronos- bisogna mettersi nei panni dell’Isis: l’Isis è accerchiato, ha paura di alzare gli occhi al cielo e di vederlo pieno di bombardieri occidentali che radono al suolo le sue strutture, quindi per rompere l’accerchiamento ha aperto un nuovo fronte in Libia. Se noi andiamo, facciamo un regalo all’Isis”.
Come combattere allora l’Isis che comunque è una minaccia? “Colpendolo alla testa, se vuole uccidere un polpo -spiega il senatur- il pescatore lo morde alla testa e si fermano i tentacoli, tagliando la testa. Vanno quindi colpiti in Iraq, non ha senso andare in Libia, semmai quando hai colpito la testa si fermano i tentacoli, allora la Libia diventa un’altra cosa”.
Ma in passato sono stati compiuti errori nella gestione della crisi libica? “Il passato è passato, è facile parlare di errori -risponde Bossi- un dittatore fatalmente muove le masse contro di lui, quindi fatalmente prima o dopo cade e quindi era un passaggio obbligato. Adesso però il problema è un altro, la Libia è diventata per l’Isis il modo per rompere l’accerchiamento e se andiamo in Libia facciamo un regalo all’Isis. Sento anche dentro la Lega dire non resta che l’opzione militare: l’opzione militare è dare forza all’Isis, l’opzione militare sì, ma colpendo la testa dell’Isis, dopo di che si fermano i tentacoli anche in Libia”.