Home Nazionale Fecondazione: 2.000 coppie italiane ‘escluse’ da diagnosi pre-impianto

Fecondazione: 2.000 coppie italiane ‘escluse’ da diagnosi pre-impianto

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Roma, 13 feb. (AdnKronos Salute) – A oggi, in base alla legge 40/2004 sulla Procreazione medicalmente assistita, la diagnosi pre-impianto è accessibile solo alle coppie infertili, mentre chi è fertile ma potenzialmente portatore di malattie ereditarie non può effettuarla. Secondo le stime sarebbero circa 2.000 in Italia le coppie portatrici di una patologia genetica, ma in teoria in grado di procreare, attualmente escluse da questa tecnica, è stato ricordato oggi al convegno ‘The new era of Pgs application in art’ in corso a Roma.
Il divieto “si traduce nella negazione del diritto di accedere a un trattamento – evidenzia Filippo Maria Ubaldi, direttore del Centro di Pma Genera – grazie al quale poter scongiurare la trasmissione di una patologia genetica ai propri figli, anche se in presenza di un elevato rischio dimostrato da precedenti aborti o da figli nati affetti. Eppure si tratta di un esame pre-impianto, non invasivo per la donna e sicuro per l’embrione, che serve a escludere dal trasferimento l’embrione di cui sia stata accertata l’anomalia grave. La comunità scientifica attende con molta fiducia la sentenza della Corte Costituzionale, con la quale potrebbe cadere un altro pezzo della legge 40: intanto, allo stato attuale, sta di fatto che le coppie fertili, portatrici di una patologia genetica, hanno come unica scelta quella di ricorrere ad un eventuale aborto terapeutico, in alternativa a un’adozione o a effettuare una diagnosi genetica pre-impianto all’estero”.