Roma, 28 gen. (AdnKronos) – “Ancora non ci siamo. La bozza di linee-guida analizzata durante la riunione con governo, Anci e Regioni, fa chiarezza rispetto alle confuse disposizioni della Legge di stabilità. Ma non risolve i problemi di mantenimento dei servizi e di difesa dei livelli occupazionali. Su questi punti mancano risposte”. Lo scrivono in una nota congiunta i segretari di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl, Federico Bozzanca, Daniela Volpato e Giovanni Torluccio, commentando l’incontro dell’Osservatorio sulle Province di oggi che si è svolto al ministero degli Affari Regionali.
“Il governo prospetta dei termini per la realizzazione del riordino che non coincidono con quanto sta avvenendo a livello territoriale e regionale – continuano in una nota i tre segretari – perché la maggior parte delle Regioni sono lontane dal completare il processo di attribuzione delle funzioni. E poi manca ancora una banca dati delle competenze che consenta di valorizzare le professionalità necessarie a svolgere quelle funzioni. Questo – aggiungono – rischia di generare un cortocircuito che pagheranno i cittadini”.
“Non si risolve poi il problema più rilevante, quello della sostenibilità del sistema. Le risorse necessarie a garantire i servizi non ci sono, e non solo a livello provinciale. Incominciano a esserci problemi anche da parte delle Regioni, che non a caso pongono la questione, non marginale, delle sorti delle funzioni delegate. Al Governo continuiamo a chiedere interventi in tal senso – aggiungono Bozzanca, Volpato e Torluccio – perché dopo le prime modifiche alla Legge di Stabilità c’è ancora il tempo per evitare il peggio e rimediare agli errori dovuti alla fretta dei mesi scorsi. Per questo Cgil, Cisl e Uil continueranno la mobilitazione per chiedere ai governatori l’attivazione di tavoli di confronto specifici e l’approvazione, nel primo consiglio regionale utile, di una specifica assunzione di responsabilità da parte delle Regioni – concludono i sindacalisti – e il 25 febbraio terremo a Firenze un’assemblea nazionale di Rsu, quadri e dirigenti sindacali delle amministrazioni provinciali, per fare pressione sul governo”.