Roma, 27 gen. (AdnKronos) – ”Il capo dello Stato va eletto coinvolgendo tutte le forze politiche, tant’è che io inventai l’espressione ‘arco costituzionale’…”. In Transatlantico, a Montecitorio, spunta Ciriaco De Mita. Tra strette di mano e battute con i deputati che si avvicinano per salutarlo, l’ex leader Dc ricorda le elezioni del capo dello Stato vissute in prima persona, a cominciare da quella lampo di Francesco Cossiga, che andò a buon fine al primo scrutinio, grazie al cosiddetto ‘metodo De Mita’. L’attuale sindaco di Nusco si augura che il successore di Giorgio Napolitano venga scelto con la massima condivisione e avverte, senza citarli, i due firmatari del Nazareno, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: ”il presidente della Repubblica non si elegge imponendo nomi o spaccando, ma coinvolgendo tutti”.
Ci sono oggi le condizioni politiche per nominare il prossimo inquilino del Colle al primo colpo? ”Ci sono le condizioni, se si cerca davvero l’intesa di tutti, non certo imponendo qualche nome”, replica De Mita, che punzecchia il premier: ”Certo, se poi, invece, si dice che si punta a eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione…”. Che ne pensa di un ‘demitiano’ come Sergio Mattarella al Colle più alto?, provoca un giornalista, ricordando che l’attuale giudice della Corte costituzionale è stato esponente della corrente di sinistra della Dc capitanata proprio da De Mita.
”Mattarella è una brava persona”, assicura l’ex leader della Balena Bianca, memore di quando nel ’90 Mattarella si dimise da ministro della Pubblica istruzione del governo Andreotti VI per protestare contro l’approvazione della legge Mammì, che riconosceva di fatto il duopolio Rai-Finivest.