AREZZO – E’ uscito nella sale italiane, iI 5 gennaio 2010, il tanto atteso film ispirato al bestseller “L’eleganza del riccio”, di Muriel Burbery. “Il riccio”, di Mona Acache, racconta di Renée, una trasandata portinaia di un borghese palazzo parigino che, dietro il velo di un’apparente, comune volgarità, nasconde un grande amore per tutto ciò che è cultura e un mondo interiore ricco e profondo. E’ lei “il riccio”, capace di nascondere dietro i suoi resistenti aculei un’animo di straordinaria eleganza.
La sua vita viene in qualche modo stravolta da due inquilini dello stabile in cui lavora: il nuovo inquilino giapponese Kakuro Ozu, uomo di grande cultura e classe che intuisce al primo sguardo la sua natura nascosta e riesce lentamente a penetrare nel suo mondo, e di Paloma, figlia undicenne di una famiglia altolocata che medita il suicidio a fronte delle sue crude e disincantate analisi della realtà che la circonda.
Entrambi, a modo loro, stimolano Renée, a uscire fuori dal suo guscio e a sporgersi sul mondo, proprio quando la sua vita sembra ormai segnata e scritta.
I monologhi, pronunciati da personaggi ben caratterizzati e originali, sono affascinanti, in quanto rasentano sempre la massima filosofica e contengono tante piccole verità; in particolare, colpisce il personaggio di Paloma che, nonostante la sua tenera età, sembra avere una visione della vita ben più lucida rispetto ai nevrotici adulti che la circondano. Il terrore di vivere una vita mediocre, senza darsi la possibilità di inseguire i propri desideri e le proprie idee, “come un pesce rosso nella boccia”, e l’impulso a difendere la propria identità dalla crudeltà del mondo esterno sono messaggi che arrivano chiaro e forte, anche attraverso immagini discretamente esplicative. Senz’altro un invito alla riflessione, ma anche uno stimolo in più a leggere il romanzo.
Articlolo scritto da: Maddalena De Donato