Home Nazionale Banche: Uilca, Grasso non firmi dl ‘Industrial Compact’

Banche: Uilca, Grasso non firmi dl ‘Industrial Compact’

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Roma, 19 gen. (AdnKronos) – “Nell’ ‘Industrial Compact’ potrebbero esserci interventi anche sul Testo Unico Bancario, che di fatto eliminerebbero le banche popolari e quelle di credito cooperativo, cancellando il voto capitario. Tra le ragioni sostenute dal presidente del consiglio, Matteo Renzi, c’è quella di favorire le aggregazioni bancarie, con la frase populista di ‘ridurre il numero di banchieri’, e quella di sostenere il credito alle imprese, soprattutto piccole o medio piccole. Tutto ciò nulla centra con il credito cooperativo”. Ad affermarlo in una nota è il segretario generale della Uilca Massimo Masi.
In primo luogo Renzi, sottolinea, “dovrebbe sapere che nel nostro Paese l’aggregazione delle banche è un processo in atto da quasi vent’anni che ha prodotto oltre 60 mila esuberi gestiti nel settore senza ricadute sociali gravi e senza esborsi per la collettività. Non sono quindi le banche popolari a impedire tali processi”. Inoltre il premier, aggiunge, “dovrebbe sapere che non tutte le risorse messe a disposizione dalla Bce sono state prese dalle banche italiane e che molte sono state investite in titoli di Stato e non assegnate come finanziamento alle imprese per una ragione di fondo, manca la richiesta di credito sufficiente. In sostanza le aziende non stanno chiedendo finanziamenti perché non investono”. Anche su questo punto, rileva il sindacalista, “nulla centrano le banche popolari e il credito cooperativo”.
La legislazione d’urgenza tramite un Dl, sottolinea, “ci sembra fuori luogo in questo momento di vacatio del Presidente della Repubblica. Faccio appello alle sensibilità costituzionali e politiche del sen. Pietro Grasso, oggi Presidente della Repubblica facente funzioni, a non firmare questo eventuale disegno di legge. Si ricorra almeno ad un provvedimento legislativo che consenta a tutti gli attori, banche, sindacati e società civile, di discutere tranquillamente sulla riforma della governance allontanando quel sospetto, ahimè molto forte, di un provvedimento caro solo ai poteri forti e al potere finanziario. A quella finanza predatoria che le banche popolari e le banche cooperative hanno sempre ostacolato”, conclude.