ROMA – E' una delle rivelazione del teatro e della danza italiana. Trentotto anni, di cui 35 passati nel nostro Paese, origini aristocratiche e sangue africano. Un'esistenza che ha dell'incredibile per il giovane Mvula Sungani, il piccolo principe del Malawi, appartenente ad una delle famiglie più in vista e impossibilitato a ritornare nel suo Paese, come primo discendente maschio di Francis Monford Sungani, medico, una delle eminenze grigie del Malawi, con incarichi di governo fino a qualche anno fa.
Fuggito a soli 3 anni con la madre Giovanna, italiana, e la sorella Elisabeth, il piccolo Mvula ('dio dell'acqua' o 'signore della pioggia', un nome che equivale ad un blasone) ha trovato rifugio a Roma, nel quartiere di Centocelle. ''Ricordo quei primi anni con molta sofferenza. Sentivo il peso profondo della 'diversita' legata al colore della mia pelle. La danza e il teatro mi hanno salvato'', ha raccontato all'ADNKRONOS, Mvula Sungani che martedì prossimo debutta nella capitale al Teatro Italia con lo spettacolo 'Ho appena 50 anni e ballo il sirtaki' creato per Raffaele Paganini e Emanuela Bianchini e i danzatori della sua compagnia. ''Il colore della mia pelle era legato anche al mio passato, a un padre di cui avevo velati ricordi, ad una terra, il Malawi, teneramente amata e mai dimenticata – ha proseguito – Ed è forse a quel padre sempre cercato che ho dedicato lo spettacolo 'Sudafrica'''.
''Come Steven Biko, lo studente ucciso in Sudafrica anche mio padre, giovane intelluttuale del Malawi, faceva parte del 'Black Consciousness', il movimento sorto dall'angoscia e della frustrazione di un gruppo di africani colti ai quali era preclusa ogni forma di liberta' a causa dell'apartheid''. ''Ho vissuto sulla mia pelle, da bambino, l'umiliazione, forme di razzismo per me incomprensibili e inaccettabili. Eppure è strano, anche mia madre mi raccontava che in Malawi, per lei giovane bianca, è stato difficilissimo, quasi impossibile integrarsi. Ecco i motivi della nostra fuga in Italia''.
Poche scelte e un domani incerto per Mvula Sungani all'interno di una società che sembrava non poter concedere nulla al futuro. La svolta con Nanni Loi. Il regista italiano cercava i volti dei suoi 'Scugnizzi' cinematografici. Il volto paffuto di Mvula Sungani, una cascata di capelli ricci, come quelli di Michael Jackson, convincono Nanni Loi a scommettere su di lui per il personaggio del 'meticcio'. ''Nanni Loi è stato il mio portafortuna. Sul set del film ho scoperto la mia vocazione – ha aggiunto Mvula Sungani- Non solo recitazione, ma anche canto, danza. Un modo per scaricare tensioni e energie, la mia irrequietezza, soprattutto per affermarmi. Mi chiamarono anche negli Stati Uniti dopo avermi visto in tv accanto a Raffaella Carrà''.
''A New York ho lavorato con Ginger Rogers – ha proseguito – duettavo con lei a forza di scatenati tip tap, ho cantato con Ella Fitzgerald, James Brown e Stevie Wonder''. Poi l'ascesa nel mondo della danza. Primo ballerino, coreografo, regista in compagnia internazionali. E' stato tra i protagonisti, dalla Fenice di Venezia, del Capodanno di Rai Uno e il 20 febbraio si esibira' al Petruzzelli di Bari con la sua compagnia.
''Non ho mai dimenticato la mia Africa – ha proseguito Mvula Sungani – Ritorna spesso nei miei lavori. Come citazione coreografica, canto, brano musicale. Come ricordo''. ''La casa bianca dove vivevo con la mia famiglia e l'immenso baobab che ci sovrastava – ha continuato Sungani – il lago dove ci portava nostra madre, i nonni, sempre in abiti chiarissimi e turbanti, i cuccioli di ghepardo con i quali amavo giocare''. Non è un caso che parte del ricavato dello spettacolo 'Ho appena 50 anni e ballo il sirtaki', in scena al Teatro Italia sino al 17 gennaio, sarà devoluto all'onlus del Ghana 'Amicus'. Mvula, il signore delle acque, non nasconde ''che un giorno mi piacerebbe poter ritornare in Malawi, per 'riconoscere ' quel padre che non vedo da quasi 40 anni, i fratelli e le sorelle scoperti su facebook e nati da altri matrimoni''.
Sento un'attrazione vera, irresistibile verso il Malawi – ha aggiunto Sungani- Una sorta di inspiegabile nostalgia verso un Eden che mi è stato sottratto, che vorrei riconquistare''. Mvula Sungani è un immigrato eccellente, che e' riuscito ad imporsi nel mondo della danza e del teatro. ''Sono stato un bambino fortunato – ha proseguito Sungani – La danza mi ha aperto un mondo, mi ha fatto scoprire la mia vera vocazione, lontana dal colore della pelle, dalla mia nazionalità. Perché, ne sono profondamente convinto, l'arte, la cultura possono realmente unire i popoli. La danza poi mi ha fatto scoprire cosa significhi lavoro, disciplina, passione. I leit-motive della mia esistenza''.
Riguardo poi alle recenti immigrazioni, ai problemi, alle difficoltà, alle nuove necessità in un Paese in evoluzione, Sungani non ha dubbi: ''Spesso le difficoltà di molti immigrati nel nostro Paese diventano un vero e proprio alibi. Invece di cercare di risolverli si attacca, si denuncia. 'Non sono italiano e quindi non vengo accettato'. E' questa l'accusa che spesso viene lanciata contro il governo, le istituzioni – ha proseguito il giovane coreografo e regista originario del Malawi – Quello che non amo di molti immigrati è l'atteggiamento di rassegnazione, il loro vittimismo, quel continuo piangersi addosso''. ''Bisogna combattere i pregiudizi puntando su un dialogo più serrato, su una maggiore presenza sul territorio, riscoprendo soprattutto vocazioni comuni – ha concluso – Non dimentichiamolo l'arte e la cultura sono straordinari veicoli d'eccellenza per poter cambiare il mondo, continuando ad investire, con forza, sulla pace''.
Articlolo scritto da: Adnkronos