Home Attualità Confsal, decreti Jobs act vanno migliorati e modificati

Confsal, decreti Jobs act vanno migliorati e modificati

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Roma, 15 gen. (Labitalia) – “I due decreti governativi hanno bisogno di essere migliorati in alcune parti e modificati sostanzialmente in altre”. Lo sostiene Marco Paolo Nigi, segretario generale della Confsal, in occasione del Consiglio generale del sindacato, riferendosi ai primi decreti attuativi del Jobs act. Nigi ricorda che la Confsal “aveva auspicato una definizione dei decreti attuativi puntuale e chiara al fine di consentire un’applicazione equa delle ‘nuove’ tutele e una diminuzione del contenzioso in tutti i casi di licenziamento, sia per motivi economici che disciplinari e discriminatori”.
A giudizio della Confsal, quindi, “va modificata sensibilmente la normativa sui licenziamenti ‘collettivi’, il cui regime sanzionatorio previsto potrebbe rendere estremamente difficoltosi i processi di ristrutturazione aziendale e gli accordi fra imprese e sindacati”. “Per i licenziamenti collettivi – aggiunge – è legittimo e utile ripristinare il diritto al reintegro e riaffermare così il valore della contrattazione”.
Per quanto concerne il nuovo sistema degli ammortizzatori sociali, la Confsal, oltre a proporre alcuni “aggiustamenti” al testo, individua “nel relativo puntuale finanziamento la vera questione da risolvere con adeguati stanziamenti”.
Per questo, precisa il segretario generale, “la Confsal al momento valuta i contenuti dei due decreti con coerenza ed equilibrio”, però “per una valutazione definitiva del Jobs Act attende la possibile modifica sui licenziamenti collettivi e l’emanazione degli altri decreti delegati”.
“Soprattutto – rimarca Nigi – attende di sapere se il nuovo contratto a tutele crescenti assorbirà e quindi cancellerà tutte le forme contrattuali della diffusa precarietà, dai finti collaboratori agli associati in partecipazione e dalle finte partite Iva ai lavoratori a chiamata, che interessano circa 2 milioni di lavoratori. E’ questa la questione centrale della riforma dei modelli contrattuali che il governo non può disattendere se vuole dare vero valore sociale al contratto a tutele crescenti e garantire una relativa stabilità dei rapporti di lavoro”.
E, in generale, sui possibili effetti economici e occupazionali del Jobs Act, la Confsal parte dalla convinzione che “i provvedimenti di legge costituiscono una delle condizioni, più o meno utili, ma non la condizione sufficiente – spiega – per far crescere economia e occupazione: l’occupazione dipende dall’andamento dell’economia e dalle scelte delle imprese”.